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Caos Amt, l’ex commissario Idonea aveva denunciato tutto

CATANIA

Nei palazzi del potere di Catania ormai non si parla d’altro. Il polverone sollevato dal consigliere comunale Manlio Messina, circa la distrazione di fondi dal conto corrente dell’Amt a favore delle casse comunali, è l’argomento più caldo di questi giorni. Lo è perché le conseguenze che potrebbe portarsi dietro sono estremamente pesanti. Ma a quanto pare a rendere noto questo giro illecito di denaro erano già stati due avvocati, e non due legali qualunque, bensì quelli di Giuseppe Idonea, ex commissario liquidatore dell’Amt.

Gli avvocati Luca Sagneri e Christian Petrina in una nota scrivono: «Alla luce dei fatti avvenuti presso il Comune di Catania nonché delle dichiarazioni del consigliere Manlio Messina, difensori del geometra Idonea esprimono preoccupazione e sconcerto per la vicenda concernente la distrazione dei fondi Dl 35/2013 dell’Amt in liquidazione trasferiti illegittimamente presso il conto della tesoreria comunale. Tale operazione, conferma pienamente quanto da questa difesa anticipato alla Procura della Repubblica già a febbraio ed evidenziato più volte nel corso delle indagini preliminari anche nel procedimento a carico del sindaco Bianco e dell’assessore Girlando».

Insomma, il copyright della denuncia non è da attribuire a Messina a cui comunque resta il merito di aver sollevato la questione all’interno del Consiglio Comunale, trasformando di fatto la vicenda in un vero e proprio caso mediatico.

Ma il punto non è chi è arrivato prima alla denuncia, quanto quello che potrebbe trincerarsi dietro la vicenda. Per fare chiarezza dobbiamo fare un passo indietro e tornare allo scorso gennaio. In quel periodo scoppia il caso relativo a Giuseppe Idonea che fu accusato di “gravi irregolarità nella gestione della società” e per questo fu revocato dal suo incarico. Al centro del conflitto con il sindaco Bianco (che lo aveva nominato nel novembre 2014) le parcelle troppo salate di alcuni professionisti, pagate per far in modo che il Comune si riappropriasse di un terreno (contenuto all’interno del Pua e di un valore consistente) svenduto per poche migliaia di euro.

Possibile che il pomo della discordia fosse legato a questo?

I legali nella nota rispondono anche a questo interrogativo:«Fu posto in netta evidenza – si riferiscono all’esposizione dei fatti alla Procura ndr – come il reale motivo di astio, che portò alla rimozione dall’incarico, nei confronti dell’allora commissario liquidatore Giuseppe Idonea, fosse in realtà legato al suo rifiuto di utilizzare i fondi di Amt in liquidazione, per i bisogni del Comune, benché si trattasse di soggetti giuridici differenti, e le somme fossero (e rimangono), ex lege, vincolate all’estinzione della procedura di liquidazione».

Il pm ha chiesto l’archiviazione del caso ma i legali rispondono: «La richiesta di archiviazione formulata dal pm, che appare, a parere di questa difesa, del tutto infondata, contrastante con le stesse risultanze investigative, e inattesa, alla luce della gravità degli indizi e degli elementi di prova acquisiti dalla Procura nel corso delle indagini. In considerazione della gravità delle circostanze evidenziate dagli inquirenti, questa difesa ha già depositato un’articolata opposizione alla richiesta di archiviazione».

Dunque, ricostruendo i fatti, durante il mandato di Idonea questo passaggio di denaro non fu compiuto perché, a dire dei suoi legali, l’ex commissario si sarebbe rifiutato di approvare una tale operazione. Il fatto si concretizzerebbe dopo la rimozione di Idonea e la nomina di Roberto Giordano a nuovo commissario Amt.

La domanda sorge spontanea: cosa è successo realmente? Dove sta la verità? Bisogna avere pazienza. Alle sentenze, infatti, ci penserà verosimilmente la magistratura.

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