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Maxiconfisca da 100 milioni di euro, c’è anche il villaggio “Kartibubbo” – VIDEO

PALERMO

Lavorava molto nel settore dell’edilizia e del turismo. La Dia ha confiscato beni per un valore di 100 milioni di euro all’imprenditore Calcedonio Di Giovanni.

C’è anche il villaggio turistico di “Kartibubbo” sul litorale di Campobello di Mazzara nell’elenco dei beni confiscati all’imprenditore Calcedonio Di Giovanni, 67 anni originario di Monreale. I suoi interessi economici a sei zeri erano molto concentrati sulla provincia di Trapani.

Possedeva anche 400 unità immobiliari, nelle quali avrebbe ospitato in più occasioni latitanti mafiosi. E si, perché era molto vicino a Cosa Nostra. Non un’affiliazione ufficiale ma una vicinanza concreta. E ad interessarsi alle sue fiorenti attività nel settore dell’edilizia e del turismo erano le cosca degli Agate di Mazzara del Vallo e il faccendiere Vito Roberto Palazzolo.

Ultimo ma non ultimo, attraverso un collaudato sistema di truffe, aveva ottenuto grossi finanziamenti pubblici nazionali e comunitari facendo partecipare nei suoi progetti anche la mafia di Castelvetrano. Tra i beni confiscati oggi ci sono società con sede legale a San Marino e a Londra che erano coinvolte in operazioni finanziarie collegate a grosse transazioni commerciali internazionali.

E così è scattato il blitz della Direzione Investigativa Antimafia di Trapani che ha notificato il decreto di confisca di un patrimonio da 100 milioni di euro. In parallelo, la polizia di Palermo ha sequestrato beni per 2 milioni di euro all’imprenditore palermitano Antonio Vernengo di 58 anni, sorvegliato speciale con obbligo di dimora proprio a Palermo e a disposizione delle cosche di San Lorenzo e Cruillas. A quest’ultimo sono stati sottratti un immobile in via Giacomo Macrì e due attività commerciali: un distributore in viale dell’Olimpo e il Parking di via Bersagliere nonché conti corrente bancari con 140 mila euro.

E torniamo a Di Giovanni. Già nel 2014 il Tribunale di Trapani aveva sequestrato il patrimonio dell’imprenditore, infatti, la sua attività edilizia aveva da sempre attirato gli interessi dei clan. Ma dalle indagini è emerso che in tutti questi anni avrebbe evaso il fisco per oltre 60 milioni di euro.

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