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Il futuro del Centro storico, Ferraguto: «Qui vige l’anarchia»

CATANIA

Futuro ancora incerto per il centro storico di Catania mentre l’assessore Licandro, appena investito della delega, è impegnato a sentire le ragioni di esercenti e residenti. Una concertazione che deve essere veloce ed efficace se si vuole imprimere una sterzata definitiva

«Il centro storico è strategico, dobbiamo recuperare la podestà sul territorio. È un tassello dell’evoluzione civile di una città in piena anarchia». Le parole di Domenico Ferraguto, presidente del centro commerciale naturale di Via Etnea, portano il peso della stanchezza di chi opera da sempre nel cuore della città.

Gli sforzi compiuti non hanno sinora prodotto gli effetti sperati, in un guazzabuglio di difficoltà che toccano la sicurezza, il decoro urbano, l’abusivismo, il controllo reale del territorio. Perché il centro storico, piaccia o meno, è un angolo di città diverso, che va tutelato con maggiore cura. Oggi l’assessore Licandro, fresco depositario della delega, è impegnato in un rendez-vous continuo con residenti e portatori di interessi per acquisire informazioni e tracciare il possibile percorso.    

«Il centro storico deve essere finalmente il biglietto da visita della città – sottolinea il presidente di CCNE – Non può rimanere ostaggio di promesse o di negoziati. È una priorità per le risorse e per il valore economico che deve produrre. Dare particolare attenzione vuol dire prendere una decisione: si vuole puntare sul food o su altre attività commerciali? Perché oggi non si capisce, con i somministratori abusivi di kebab ad ogni angolo di strada. L’arrusti & mangia è davvero un valore aggiunto? Occorre un minimo di pudore, perché dalle attività di chi detiene il bene deriva poi la qualità dell’attività commerciale».

Ferraguto indirizza la sua analisi su quella che considera una «visione di breve periodo», azione che non ha portato benefici se si osserva l’anarchia incontrastata.

«La mia visione è indirettamente legata all’attività commerciale. Io sogno un centro vivibile e decoroso, che automaticamente produca qualità della vita e redditività. Da sempre predico la tutela del decoro urbano e la massima attenzione per la sicurezza. Per sviluppare le capacità turistica di questa città, una squadra di persone dovrebbe giornalmente controllare lo stato del decoro urbano senza che il cittadino sia costretto a segnalare. Perché l’amministrazione o chi di dovere non vede? Qual è il modello? Quello dell’arrusti e mangia o della città mitteleuropea? Dalla realizzazione di un’isola felice può partire l’effetto contagio per la città. Perché il catanese imparerà a non buttare la carta a terra. Sennò non ne usciamo. Un po’ come per la raccolta differenziata, la gente non ha ancora capito niente. Manca una comunicazione efficace».

 

 

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