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Intimidazioni e minacce: le intercettazioni che incastrano gli arrestati

PALERMO

Attraverso le intercettazioni telefoniche i carabinieri del Gruppo di Monreale hanno incastrato 16 persone fra boss e gregari delle famiglie mafiose di San Giuseppe Jato e Monreale. 

Il 28 febbraio 2015 un messaggio chiaro: una testa di capretto su cui era conficcata una pallottola da caccia. Accanto un bigliettino «Da questo momento non uscire più di dentro perché non sei autorizzato a niente». La minaccia era rivolta a Benedetto Buongusto, vicino a Battista Giovanni Ciulla, nel mandamento di Monreale. A questo seguiva, per volontà di Salvatore Lupo, Francesco Balsamo e Sergio Denaro Di Liberto, il 3 marzo, una missione punitiva. Buongusto è stato pestato violentemente per strada con tubi in ferro, riportando traumi, la frattura di un costola e l’urgenza di un intervento chirurgico per toracotomia.

Passano solo tre giorni, il 6 marzo, dalle intercettazioni viene registrata la minaccia a Onofrio Buzzetta, altro uomo di fiducia di Ciulla. Questa volta a parlare è Francesco Balsamo che gli punta una pistola in bocca: «Sono autorizzato ad ammazzarti pure ora».

Ma Buzzetta terrorizzato, ha chiesto aiuto al suo amico Rosario Lo Bue, capo mandamento di Corleone; l’unico in grado di intervenire in maniera determinante nei confronti dei vertici del mandamento di San Giuseppe Jato. Così il 7 marzo 2015 va a Corleone e riesce ad ottenere la protezione.

Minacce, intimidazioni. Una guerra di mafia a tutti gli effetti. Anche Nicola Rinicella nel vortice delle aggressioni verbali da parte di Balsamo: «Ti è finita bene perché dall’altra parte mi avevano detto di spaccarti le gambe».

Quelli di Balsamo sono stati solo 10 giorni di reggenze a capo della famiglia di Monreale poiché è stato subito arrestato dai carabinieri per detenzione illegale di armi.

Segue un periodo di tranquillità a Monreale, dovuto ad una posizione più defilata del gruppo legato a Ciulla a vantaggio della fazione emergente sotto la reggenza di Salvatore Lupo, appoggiato dai vertici del mandamento di San Giuseppe Jato.

Nel 2016, però, sono state intercettate alcune conversazioni nel corso delle quali Salvatore Lupo e il capo decina Giovanni Pupella facevano riferimento ad una riorganizzazione del gruppo mafioso capeggiato da Benedetto Isidoro Buongusto che aveva l’obiettivo finale di spodestare a qualsiasi costo i Lupo e riprendere il controllo della famiglia di Monreale.

Pupella: «Totò loro devono buscarle, Totò e basta, Totò a loro non dobbiamo… non dobbiamo fare capire nulla, o frate, noialtri… loro devono buscarle… loro devono rimanere a piedi».

E dalle risposte di Salvatore Lupo è emerso che di lì a poco si sarebbe potuta scatenare una violenta faida. D’altra parte le armi non mancavano.

Dall’attività investigativa è, inoltre, emerso che sono stati quattro gli episodi di estorsione ai danni di imprenditori del settore edile e commercianti a cui si aggiunge il reimpiego di denaro, recuperato dallo spaccio, per realizzare una vasta piantagione di marijuana nelle campagne di Piana degli Albanesi.

Ecco i nomi degli arrestati: Antonino Alamia, 52 anni, Sergio Denaro Di Liberto, 42 anni, Ignazio Bruno, 43 anni, Giovan Battista Ciulla, 35 anni, Onofrio Buzzetta, 42 anni, Vincenzo Simonetti, 56 anni, Domenico Lupo, 57 anni, Salvatore Lupo, 28 anni, Giovanni Pupella, 26 anni, Benedetto Isidoro Buongusto, 66 anni, Antonino Serio, 62 anni, Pietro Lo Presti, 32 anni, Alberto Briuccia, 38 anni, Francesco Balsano, 40 anni, Salvatore Billetta, 47 anni, Giovanni Matranga, 54 anni.

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