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Accuntu m’accattu nde cinisi, appoi si viri

CATANIA

È la formula sbrigativa dello «sgavitu» immediato. Consapevoli del fatto che stiamo attraversando un tunnel a fari spenti che ci porterà, alla fine, ad acquistare l’originale 

«Accuntu m’accattu nde cinisi, appoi si viri». U‘catanisi avi u sgavitu immediato. Sa bene che il negoziato con il simpatico commesso dagli occhi a mandorla, pi farici calari i prezzi, sarà breve (non hanno la tendenza araba alla contrattazione, sono assolutisti sul modello «U voi? Annunca ti nni’po’ iri». Sa bene anche che l’acquisto sopravviverà una settimana. Con ottimismo non più di quindici giorni. Il suo primo pensiero va all’acquisto dal «cinese».

L’esigenza del risparmio esorbitante, però, dura lo spazio di un secondo. Ha bisogno di usare subito il prodotto pur sapendo che si sbriciolerà dopo 2 giorni. Il mio amico Mario ha comprato 10 caricabatterie da 3 euro, tempo di resistenza due giorni («Poi m’accattai chiddu bonu»). Ne ha preso uno da 20 euro e lo usa ancora. Ha cambiato 7 paia di occhiali da sole, pagati appena 5 euro, prima di prenderne uno che gli dura ancora. La soluzione immediata del procrastinare ha il suo fascino.

Perché noi sappiamo che il catanese, alla fine, è legato ad un motto: chiossai spennu, menu spennu. Prima o poi scatterà il suo pragmatismo.

Contraffazione e pragmatismo. Cambiano i punti di riferimento etnici ma l’uomo etneo resterà uguale a se stesso. Un tempo era lui il re della contraffazione. La formula consolidata catanisi soddu fausu, etichetta appiccicataci dal resto della Sicilia per la naturale propensione alla riproduzione tarocca e all’innocua incostanza, non perderà mai la sua forza (non sempre per noi la fedeltà è un valore).

 

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