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Don Nastasi, ex parroco di Lampedusa: «L’Europa sbaglia, alzare muri non risolve nulla»

«Dovevano essere i giorni dei saluti, per me che ero quasi alla fine della mia esperienza a Lampedusa, e invece si sono trasformati nei giorni della sofferenza condivisa, del dolore. I giorni del silenzio, perché di fronte a una tragedia di questa portata, nessuna parola può essere consolatoria, ci si può soltanto guardare negli occhi e stare uno accanto all’altro». Così, al programma Voci del Mattino di Radio1 Rai, don Stefano Nastasi, parroco di Lampedusa per 6 anni, ricorda il tragico naufragio che il 3 ottobre 2013 costò la vita a 368 migranti.

Don Nastasi - Lampedusa - Ultimatv

«Il dolore va condiviso, non esorcizzato. Più lo allontaniamo, più creiamo solitudine, perché il dolore purtroppo fa parte della vita. Noi questa sofferenza la viviamo nel quotidiano, quei ragazzi allora la vissero in pochi attimi, durante quel viaggio della speranza che li vide attraversare prima il deserto e poi il mare. Quello che mi è rimasto impresso di quelle persone è la voglia di ricominciare, nonostante il grande dolore. Dolore che io chiamerei “stimmate del cuore”. L’immagine simbolo di quella tragedia è la mamma col bimbo in grembo, uniti dalla vita e ingabbiati dalla morte. L’Europa che alza i muri sbaglia – ha affermato il sacerdote – i muri non risolvono nulla e Lampedusa in questo senso aiuta a capire. Perché è una terra di confine senza confine, è una periferia geografica. Ma è anche il cuore del Mediterraneo. Ricordo che all’epoca della tragedia qualcuno disse ‘mi auguro che il sangue di queste persone non sia stato sparso invano e in qualche modo serva per rileggere questa realtà’. L’Europa, a mio avviso, non mostra di avere la sensibilità per capire le grandi difficoltà di chi viene da altri continenti. Quello migratorio è un fenomeno complesso, che non credo si esaurirà in poco tempo. Si può discutere sulle soluzioni ma niente ha senso se non si cambia atteggiamento, se non ci si mette in ascolto della sofferenza dell’altro. Ecco – ha concluso don Nastasi parlando a Voci del mattino – manca l’ascolto del dolore dell’altro. Anche perché quando a lasciare la propria terra è un ragazzo di vent’anni è un conto, ma quando a farlo, mettendosi su una barca a rischio della vita, è una famiglia intera con bambini, allora credo che abbiamo davvero il dovere di conoscere, di capire».

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