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Violenza domestica, «Lo fa perché mi ama»…

CATANIA

Un fenomeno dilagante quello della violenza perpetrata in famiglia. Ma perché? La parola allo psichiatra Salvo Di Dio.

Chi punisce, chi si sfoga e chi arriva perfino ad uccidere. A subire può essere una donna come un uomo ma sta di fatto che con sempre maggiore frequenza si sente parlare di violenza consumata fra le mura domestiche. All’interno di quella famiglia che un tempo era protezione, un tempo era sicurezza.

«In realtà un ruolo fondamentale su questo argomento è svolto dai mas media. Se 60 o 80 anni fa la violenza fra le mura domestiche c’era pure, non aveva la stessa cassa di risonanza. Non c’erano cellulari, non c’era internet e i fatti e misfatti familiari venivano sottaciuti. I media oggi hanno un ruolo predominante fra i contatti umani». A parlare è lo psichiatra catanese Salvo Di Dio. «Non utilizziamo la parola maschilismo e non procediamo per luoghi comuni. La violenza di questo genere non è perpetrata più al Sud che al Nord ma è diffusa ovunque. Non è un fattore di latitudine bensì di cultura».

E proprio questa mattina, è stato notificato l’avviso di conclusione indagini ad un ragazzo catanese di 26 anni, accusato di atti persecutori, che ha picchiato la compagna fino a romperle il setto nasale. «Sono episodi che vedono coinvolti soggetti con una piccola, media o grande taratura – afferma Di Dio – Ad influire molto sono i modelli educativi. Le famiglie disfunzionali sono quelle che presentano l’alto rischio di crescere figli con disturbi psichici e comportamentali. Lì dove vigono le regole della violenza e prevaricazione è probabile che siano questi i modelli operativi trasmessi al ragazzino X o ragazzina Y e chiaramente, crescendo, saranno loro a traslarli all’interno della propria famiglia».

Ma un punto fondamentale, sul quale lo psichiatra si sofferma è che non esiste vittima senza carnefice e viceversa, l’uno determina la funzione dell’altro. La sottomissione e la mancata denuncia spesso celano molto altro: vergogna, desiderio di tutelare i figli, difficoltà economiche, spirito da crocerossina o peggio ancora “paura abbandonica”. In quest’ultimo caso persistono connotazioni psicopatologiche che riducono la donna al silenzio per sublimazione e carenze affettive. Quante volte si sente l’esclamazione «Lo fa perché mi ama troppo».

«Ecco, questa è una delle situazioni più complesse – continua Di Dio – Ci sono donne che accettano le percosse e giustificano il compagno secondo la convinzione che chi le picchia lo fa perché è pieno di attenzioni per loro e teme che il rapporto sentimentale possa essere messo a rischio».

In Sicilia sono fenomeni radicati e diffusi, dovuti anche alla non accettazione del ribaltamento dei ruoli sociali: «il maschio è diventato più maschietto che “masculuni” – conclude lo psichiatra – e la donna è più amazzone e lontana dalla Francesca di Petrarca».

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