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Teatro Stabile, i sindacati: «Subito i soldi ai lavoratori»

CATANIA

Non ricevono lo stipendio da tre mesi. I dipendenti del Teatro Stabile sono su tutte le furie. E da rumors non confermati, il Comune di Catania potrebbe ridurre notevolmente il proprio contributo annuale.

Una montagna di debiti e un teatro, lo Stabile di Catania, che affoga. Oltre ad un commissario, Giorgio Pace, che non sa più a quale santo votarsi per trovare una soluzione e riportare il bilancio in pari. A questo si aggiungono voci di corridoio, non confermate, che farebbero supporre una drastica riduzione del contributo annuale erogato dal Comune che da 185 mila euro potrebbe scendere finanche a 120 mila. Nulla di ufficiale ma se così fosse, sarebbe l’ennesima mannaia che si abbatte sul teatro catanese.

Di contro ieri pomeriggio, durante un consiglio di amministrazione, si è pensato ad un risanamento operando su due fronti: da una parte attingendo dal fondo di rotazione (Ris) e dall’altra aiutandosi con un piano di ristrutturazione del debito, previsto dalla legge 3/01/2012 a favore delle aziende in crisi per sovra indebitamento.

«Va bene il lato economico ma i 35 lavoratori devono essere pagati prima di subito». È chiaro il rappresentante sindacale della Cisl,  Antonio D’Amico. «Chiediamo ufficialmente che qualsiasi soldo arrivi, si dia precedenza agli stipendi. La stagione deve partire adesso perché noi dello Stabile ci siamo fermati ma la città no e quindi la gente ha comprato l’abbonamento altrove. In più dovremmo ricominciare con i laboratori di scenografia così possiamo fare cassa, prestando o vendendo. Questa macchina si deve rimettere in movimento e fare soldi».

Pochi sorrisi e molta demotivazione, dunque. Anche se una notizia che fa respirare arriva dal Teatro Massimo Bellini che ha richiesto 12 fra tecnici e fonici dello Stabile per la Turandot. E in un momento di crisi fare rete funziona sempre. «I lavoratori, allo stato attuale, sono come San Tommaso e se non vedono non credono – conclude D’Amico – Sono giù di morale e anche un po’ stanchi dal momento che è da tre anni a questa parte che ricevono lo stipendio ad intermittenza».

Sul banco degli imputati ancora una volta, naturalmente, la “gestione allegra” degli anni passati che ha portato al buco di bilancio. Adesso è caccia ai soldi. E se la Regione stanzierà il solito milioncino, allo stato potrebbe rimanere un punto interrogativo sulla cifra erogata dall’ex provincia oggi città metropolitana di Catania.

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