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Crollo produzione olio. La Via: «Dispiaciuto per produttori»

«Sono dispiaciuto per la produzione contenuta di olio». L’eurodeputato Giovanni La Via, presidente della Commissione Ambiente, Sanità pubblica e Sicurezza Alimentare del parlamento europeo, interviene dopo i dati riportati dalla Coldiretti sul crollo della produzione di olio di oliva in Italia. Produzione crollata del 38% e prezzi che ‘volano’. Un trend che non risparmia neppure la Sicilia. Dopo l’annata super nel 2015, il 2016 dell’olivicoltura siciliana segna mediamente il -42 per cento sulla produzione. Il dato è della Coldiretti siciliana sulla base dei rilevamenti Ismea/Unaprol presentati alla Giornata nazionale dell’extravergine italiano al Mandela Forum di Firenze in Toscana.  Nel 2015 la produzione è stata di oltre 52.400 tonnellate nel 2016 si prevede un raccolto di circa 30.400 tonnellate. La differenza di 22.000 tonnellate preoccupa quindi gli agricoltori di intere aree dell’isola. “Nelle zone dell’ennese – rileva ancora Coldiretti Sicilia – la raccolta è scarsa per via della cascola causata da attacchi parassitari e bombe d’acqua. In provincia di Caltanissetta il calo potrebbe toccare il 50 % e si teme un rincaro elevato dell’olio che sarà disponibile. La situazione è pressoché simile in tutta l’Isola”. Ad Agrigento si prevede un calo del 60 % rispetto all’anno scorso e addirittura a Palermo si toccano punte dell’80 % in meno. “Di fronte a questa situazione  – commenta ancora Coldiretti Sicilia –  è indispensabile conoscere bene la provenienza anche alla luce delle frodi che in Italia hanno avuto un incremento record del 278 per cento del valore dei sequestri di questi prodotti perché adulterati, contraffatti o falsificati nel 2015, secondo l’analisi della Coldiretti sulla base della attività svolta dai carabinieri dei Nas”. “Nel 2015 – sottolinea la Coldiretti – a livello nazionale sono stati effettuati dai Nas sequestri nel settore degli oli e grassi per 29,5 milioni di euro con 58 persone segnalate all’autorità giudiziaria e ben 345 segnalate all’autorità amministrativa, a fronte di 2691 controlli che hanno consentito di individuare ben 401 irregolarità”
«La pianta dell’ulivo – spiega La Via – alterna annate con grandi produzioni, ad annate con produzioni contenute. La pianta si riposa. Lo scorso anno anche la produzione siciliana è stata alta». «Sono certamente dispiaciuto perché maggiore è la produzione, maggiore è la ricchezza dei produttori. Con produzioni così basse il rischio è che aumentino le importazioni di olio per compensare da un lato la minore produzione e dall’altro per sostenere un flusso di export in crescita». L’export dell’olio italiano fa registrare un aumento “record”: +12% nel primo semestre 2016.
L’Italia si classifica come il maggior importatore mondiale per un quantitativo stimato nel 2016 superiore a 500 milioni di kg a fronte di una produzione nazionale di 298 milioni, anche per effetto delle agevolazioni concesse dall’Unione Europea. Gli oli stranieri vengono spesso mescolati con quelli nazionali per acquisire, con le immagini in etichetta e sotto la copertura di marchi storici, una parvenza di italianità da sfruttare sui mercati. Sempre secondo Coldiretti, in una sola generazione, è raddoppiato il consumo mondiale di olio d’oliva con un balzo del 73% negli ultimi 25 anni che ha cambiato la dieta dei cittadini in diversi Paesi: dal Giappone al Brasile, dalla Russia agli Stati Uniti, dalla Gran Bretagna alla Germania. In Cina + 32%, in Giappone +6%, in Usa +9%.
«Il governo – conclude La Via – dovrebbe aumentare i controlli sui flussi di olio importato per garantire che il prodotto imbottigliato riporti correttamente in etichetta l’origine delle materie prime».

 

 

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