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Contributo scolastico: molto obbligatorio, poco volontario

CATANIA

È sempre più pesante. Senza dimenticare l’invito a “collaborare”, portando carta igienica, sapone liquido o altro. E se non paghi? Chi controlla? Segnalateci i vostri casi: cronaca@ultimatv.it

Catania. Lo chiamano “contributo volontario scolastico”, ma di spontaneo ha ben poco tenuto conto che la richiesta, che cambia da scuola a scuola, dovrebbe essere finalizzata al miglioramento e all’ampliamento dell’offerta formativa, e non invece – come accade – al funzionamento ordinario della scuola quale: fotocopie, manutenzione, pulizie, materiale di cancelleria – seppure per gli studenti -supplenze e docenze extracurriculari (le lingue straniere).
Il “contributo” o “fondo cassa” che sia, può partire dalla soglia minima di 20 euro e non ha un limite stabilito. Inoltre, grazie al regime dell’autonomia scolastica, ogni direzione può indicare la soglia che reputa.

La scuola secondaria statale di 1° grado Raffaello Sanzio di Tremestieri Etneo, chiede un contributo volontario di 90 euro a studente per coprire «l’assicurazione, la gita, le attività parascolastiche, extracurriculari, interscolastiche e i lettorati di lingua straniera», spiega il dir. amm.vo della scuola Antonella Toscano, che “giustifica” la richiesta per «garantire il livello formativo degli studenti ed evitare la circolazione di moneta contante, assolutamente vietata per legge».

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A suo parere evidentemente, la richiesta non è esosa, anzi: «Molte scuole chiedono durante l’anno scolastico, svariate cifre, magari di entità minore ma che, sommate, sono probabilmente maggiori rispetto a quello che chiediamo per l’intero anno! E poi i genitori che iscrivono i figli nella nostra scuola, sanno perfettamente quale sia il Pof (piano dell’offerta formativa, ndr) che proponiamo!».

Neanche stessimo parlando di collage blasonati come Cambridge! La cui retta non è certamente alla portata di tutti.
E perché inglobare la spesa assicurativa, quando ogni scuola, è obbligata per legge a sottoscrivere una polizza con l’INAIL per ogni alunno, che copre gli infortuni che si svolgono nel corso delle attività di laboratorio e di educazione fisica?

Il contributo inoltre, è così “volontario” che se non si paga, non ti rilasciano neanche il libretto delle giustificazioni!
Ma il ministero della Pubblica Istruzione, parla chiaro: “Eventuali contributi possono dunque essere richiesti solo ed esclusivamente quali contribuzioni volontarie con cui le famiglie, con spirito collaborativo e nella massima trasparenza, partecipano al miglioramento e all’ampliamento dell’offerta formativa degli alunni, per raggiungere livelli qualitativi più elevati. È pertanto illegittimo, e si configura come una violazione del dovere d’ufficio, subordinare l’iscrizione degli alunni al preventivo versamento del contributo. I contributi scolastici sono deliberati dai Consigli di Istituto”.

Essendo “volontario” non può essere imposto in alcun modo ma, nei fatti, è un obbligo tacito a tutti gli effetti. Le scuole, infatti, attraverso il proprio Consiglio d’istituto, dovrebbero fornire preventivamente la finalizzazione dei contributi e, a fine anno, rendicontarne l’utilizzo, oltre che informare le famiglie che il versamento del contributo è detraibile fiscalmente (nella misura del 19%).

L’assessorato alla Pubblica Istruzione del Comune di Catania, che si dice “non possa entrare nel merito delle disposizioni scolastiche”, grazie alla sollecitazione di UltimaTv, sta predisponendo un controllo a campione su alcune scuole – circa una decina delle 36 di cui ha competenza – per capire se vi sia legittimità o illegittimità nell’entità della richiesta.

«Ci occupiamo della refezione scolastica, dei buoni libro, della manutenzione degli edifici scolastici e delle attività extracurriculari – ha tenuto a chiarire Valentina Scialfa, a capo dell’assessorato – non della gestione dei bilanci degli istituti scolastici. Non diamo alcuna disposizione in materia di contributi. Ma con spirito collaborativo, siamo disposti a vigilare e intervenire se pervengono segnalazioni particolari».

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Appunto, vigilare. Ma il garante di tutta questa situazione, chi è?
Un tempo era il Provveditorato agli Studi, denominato fino al 2006 CSA (Centri servizi amministrativi), rinominato ulteriormente USR (Ufficio scolastico regionale) o USP (Ufficio scolastico provinciale).
Peccato che il telefono squilli a vuoto a oltranza. E anche il presentarsi agli uffici è del tutto inutile. Nessuna risposta.
Ma considerato che, parlando di scuole pubbliche, non ci si dovrebbe preoccupare di “quote” o “contributi”, né tanto meno di ricolmare la scorta di carta igienica o di sapone per le mani, o altro ancora per l’igiene degli studenti, la domanda è spontanea: chi se ne approfitta?

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