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Renzi, il referendum? «Dipende dalla Destra…»

Grande fermento in vista del referendum Costituzionale, del quale si continua a discutere intensamente. Fissato per il 4 dicembre, iniziano già le considerazioni sui possibili voti favorevoli e contrari, così il premier Renzi intervistato sul Foglio, ammette che la partita si gioca più a destra che a sinistra. «Inutile girarci intorno: i voti di destra saranno decisivi al referendum – afferma il presidente del consiglio Matteo Renzi – la sinistra è in larghissima parte con noi. Direi che una grande maggioranza è con noi. La questione vera oggi è la destra. E l’elettore di destra oggi si trova di fronte a due scelte: votare sul merito, non votare sul merito. Se la scelta diventa votare sul merito vota sì e sono certo che alla fine andrà così. Sulla scheda elettorale in fondo non c’è scritto volete voi cancellare dalla faccia della terra il governo Renzi. Il governo Renzi può essere cancellato ogni giorno in Parlamento, in qualsiasi momento o alle elezioni politiche dai cittadini. Oggi si discute di altro. Oggi si discute di Italia, non di una persona. Mi chiedono perché ho scommesso così tanto sul referendum. L’ho fatto per un motivo politico e per un motivo pratico. Questa legislatura è nata male, con un blocco totale, con un’oggettiva e potenziale non governabilità  Alla luce di questa premessa non dobbiamo dimenticare come siamo arrivati fin qui: il presidente della Repubblica mi ha dato l’incarico di fare il governo per fare le riforme e questa è la madre di tutte le riforme. Il mandato che ho ricevuto dal presidente della Repubblica è strettamente legato con questa partita e non si tratta di personalizzare o non personalizzare: si tratta solo di buon senso. Abbiamo promesso in Parlamento che questo sarebbe stato l’ultimo governo a chiedere la fiducia nei due rami del Parlamento e mi spenderò fino all’ultimo perché questo accada. Questo è il dato politico. Dopo di che c’è il lato pratico. Per essere competitivi a livello internazionale e per avere la possibilità di contare di più in Europa occorre semplificare il nostro sistema istituzionale. L’attuale equilibrio non funziona più. E chi non vuole cambiare sistema significa che si sta rassegnando a non volere cambiare l’Italia».

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