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Gennuso: «Io minacciato e abbandonato dallo Stato. Vendo il Bingo»

Ancora una minaccia per il deputato di Grande Sud, Giuseppe Gennuso. «Lo Stato mi ha lasciato solo. Chi denuncia diventa carne da macello»

PALERMO

«Le istituzioni mi hanno abbandonato, ho paura per le minacce ricevute ma a nessuno interessa». A parlare è il deputato dell’Ars Giuseppe Gennuso. «Ho chiesto tutele ma le prefetture di Palermo e Siracusa mi ignorano e fanno orecchie da mercante».

Tre giorni fa l’avvertimento è stato chiaro. Il politico stava andando nella sua azienda agricola di contrada San Basilio, a Ispica, e lungo la strada è stato fermato da due emissari a bordo di una moto. «Ritratta o per te è finita», con queste parole uno dei sicari si sarebbe rivolto a Gennuso, mostrandogli, all’interno della giacca, una pistola. «Mi aspettavo quantomeno solidarietà. Non pretendo la scorta ma qualche tutela in più si. E invece il vuoto». Il deputato di Grande Sud ha presentato denuncia ai carabinieri di Rosolini.

La minaccia è collegata ad un’estorsione da 50 mila euro per la sala Bingo nel quartiere Guadagna di Palermo; a subirla sono stati il parlamentare ed il figlio Riccardo che hanno rilevato l’attività trascurando un piccolo dettaglio: questo stesso Bingo faceva gola agli esponenti della famiglia mafiosa di Santa Maria di Gesù.

Non si tratta del primo avvertimento ma forse dell’ennesimo, dal momento che alcuni dipendenti dei Gennuso sono stati avvicinati da altri uomini della malavita con messaggi chiari «A padre e figlio sappiamo dove trovarli». La mafia gli sta alle calcagna tanto che lo scorso anno anche a Roma gli hanno puntato una pistola, minacciandolo.

E così arriva la resa: «Mollo tutto e lascio il Bingo. Ho già messo in vendita la società anche perché alla sala posso avvicinarmi solo di nascosto. Lo Stato mi ha lasciato solo e la verità è che chi denuncia diventa carne da macello».

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