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Lipari: distrutto pilastrino geodetico, azzerato lavoro di 40 anni

MESSINA

Lipari. Inconcepibile atto vandalico a Lipari: distrutto, dai soliti ignoti, uno degli strumenti più importanti di sorveglianza tettonica e vulcanica dell’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia). A rendere nota la notizia è stato il direttore della sezione catanese dell’Istituto, Eugenio Privitera: «Stamane – spiega – i tecnici e i ricercatori della Sezione di Catania sono arrivati a Lipari, nelle Isole Eolie, per eseguire la consueta campagna di misura delle deformazioni del suolo utilizzando la storica rete geodetica. Storica perché una delle prime ad essere stata installata, nel 1974, per il monitoraggio e lo studio (allora sperimentale e pionieristico) delle deformazioni del suolo sui vulcani attivi».

«Mai ci saremmo aspettati di trovare una così amara sorpresa: il pilastrino geodetico (in calcestruzzo armato) di Monte Falcone era stato distrutto. Chi ha compiuto questo gesto, forse non si è reso conto dell’immenso danno che ha arrecato alla ricerca scientifica, al monitoraggio del vulcano e, soprattutto, alla collettività. Questo caposaldo, come altri della stessa rete, consentiva di acquisire informazioni sulle deformazioni del ramo più meridionale delle isole Eolie».

«La preziosissima serie storica, acquisita sino a oggi, ha consentito non solo di monitorare le isole di Lipari e Vulcano, ma anche di studiare le lente dinamiche tettoniche e magmatiche dell’arcipelago vulcanico. Il fatto che quel pilastrino fosse uno dei più antichi mai installati per lo studio di vulcani attivi, dà la dimensione dell’importanza di quegli strumenti anche a livello internazionale. Si consideri che proprio di recente si è proceduto alla pubblicazione dei relativi database su Annals of Geophysics e su Scientific Data (del gruppo Nature)».

«Purtroppo – conclude Privitera –, un caposaldo geodetico una volta distrutto non si può più ripristinare, in quanto si perde la posizione originaria. Le nuove misure ripartiranno da un’altra posizione, con conseguente perdita della continuità sin qui ottenuta. Ci vorranno altri 40 anni per ritornare al punto in cui si era sin qui arrivati».

di Alfio Di Marco

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