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Andrea Urzì: «Via Dusmet pedonalizzata, idea vincente»

CATANIA

La proposta anima il confronto tra favorevoli e contrari. Nel bel mezzo l’amministrazione comunale, chiamata a prendere una decisione definitiva sul futuro di un’area strategica di Catania

«La gente desidera un cambiamento ma ne ha paura perché non ne coglie i contorni. Vuole vivere meglio, con più qualità e meno aggressività, più spazi e più servizi. Ma non sa, come corpo unico, come si debba fare a realizzarlo. Vale la pena attuare la pedonalizzazione di Via Dusmet, l’iniziativa promossa da Mobilità Sostenibile Catania, perché i temi e la visione di queste persone sono elementi fondanti di tutto il programma di rinascita della Catania Storica. Che da qualche tempo anche io ho deciso di portare avanti».

L’invito a costruire una soluzione efficace e condivisa viene da Andrea Urzì, promotore di facciAmoCenTro, il progetto di riqualificazione urbana del Centro Storico culminato, lo scorso 22 maggio, in un meeting pubblico. Uniti dallo slogan Il Centro Storico che sogniamo, comitati di cittadini e movimenti si sono dati appuntamento per trasformare una semplice suggestione in realtà. Lanciando in quella occasione la candidatura di Catania a Capitale Italiana della Cultura.

«Venerdì scorso ho avuto il privilegio di assistere ad uno spettacolo magico – spiega l’imprenditore – La prima della Norma al Teatro Greco-Romano messa in scena dal Teatro Bellini. Una serata perfetta, un contesto eccezionale corredato da tanti elementi tipici di Catania, così straordinariamente irripetibili in qualunque altro luogo. In una città che è tutta teatro, lo spettacolo comincia appena usciti di casa. Come la signuruzza affacciata al balcone nel palazzo ottocentesco che talìa tra il perplesso e l’infastidito, il gatto curioso che sopporta con magnanimità gli intrusi nella sua dimora, lo spaccato della Chiesa di Piazza Dusmet incorniciata dal varco tra gli edifici che inglobarono il teatro nei secoli. E gli immancabili lenzuoli stesi in piazza Asmundo. Se con la mente avete seguito il mio percorso, sono certo che capirete. Questa esperienza sarebbe rimasta incompleta senza il prologo della passeggiata per raggiungere il Teatro. Ho voluto per l’occasione provare un percorso ragionato, parcheggiando in Piazza Alcalà dove è pronta l’area di sosta AMT (pronta ma ancora non gestita, almeno dal Comune, gli abusivi invece sono entusiasti per i nuovi comodi stalli), ho attraversato i due ingressi di Villa Pacini e poi dalla Via Dusmet ho varcato Porta Uzeda, per poi proseguire da Piazza Duomo su per la Scalinata Alessi in Via Crociferi e infine in Via Teatro Greco (vietata alle auto per l’occasione). Ogni porta, ogni cancello, rappresenta un livello di bellezza che ti porta al successivo».

La chiusura permanente del tratto di via Cardinale Dusmet adiacente alla villa Pacini chiama in causa le associazioni di categoria, preoccupate delle possibili modifiche della viabilità e dell’accesso al mercato del pesce. Il timore diffuso è che le attività di vendita e di ristorazione possano subire un contraccolpo ed essere penalizzate dal nuovo disegno, che sposta il traffico su piazza Paolo Borsellino e su via Zurria.

«Come è noto,  facciAmoCenTro spinge per un centro storico interamente pedonale – sottolinea Urzì – con aree di sosta ai margini delle mura e accesso libero ai veicoli dei soli residenti. Via Dusmet, cosi’ come Piazza Manganelli e altre potenziali oasi urbane, sono pronte per essere tracciate sul terreno senza altri indugi. Capisco la titubanza dell’Amministrazione. Una figura politica convive con il dissidio tra essere uomo del suo tempo e dover vedere oltre anticipando i bisogni di una comunità, che mutano ancor prima che essa ne prenda coscienza. Oggi, sotto il profilo della visione della cosa pubblica, viviamo un momento di definizione, in cui o tu definisci il momento o il momento definisce te. E sarebbe anche ora per un amministratore di lungo corso di pensare al suo retaggio, tanto politico quanto umano. Bene, io consiglierei al nostro primo cittadino, se e’ convinto che la linea indicata sia di vero progresso, di ragionare un po’ come Henry Ford il quale, interrogato su come fosse arrivato a congegnare la prima automobile, candidamente rispose: certo non ascoltando la gente, altrimenti avrei dovuto inventare un cavallo più veloce».

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