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Loris, Panarello al gup: «Devo essere punita ma anche mio suocero»

RAGUSA

ORE 12.57 – «Punitemi per le mie colpe, ma fate lo stesso con l’omicida». Il procedimento si svolge a porte chiuse e a rivelare l’affermazione dell’imputata è stato il suo legale, l’avvocato Francesco Villardita. «Non voglio esimermi dalle mie responsabilità – ha detto Veronica Panarello secondo quanto riferito dal penalista – e voglio essere punita, ma voglio essere punita per quello che ho commesso e non per quello che non ho fatto. Non posso dire assolutamente, neanche sotto costrizione, di essere stata io a uccidere mio figlio. Se ci sono responsabilità mie pagherò, ma con me – ha aggiunto l’imputata – deve pagare anche l’esecutore materiale del delitto che è mio suocero». L’udienza del processo è stata aggiornata al prossimo 3 ottobre con l’intervento in aula dell’accusa.

ORE 11.57 – Ha ribadito la sua verità Veronica Panarello nella prima parte delle spontanee dichiarazioni rese davanti al Gup di Ragusa, Andrea Reale, accusando il suocero Andrea Stival di avere ucciso Loris, che aveva visto qualcosa che non doveva vedere», tra il nonno e la mamma. In un’ora di deposizione la donna ha ribadito la sua ultima ricostruzione del delitto: il suocero era in casa con lei, lei su ordine dell’uomo gli avrebbe legato le mani con delle fascette. Poi lei sarebbe uscita dalla stanza per rispondere a una telefonata. Al ritorno avrebbe trovato il figlio morto, strangolato dal suocero con un cavo usb grigio. Poi il corpo avvolto in un plaid è stato sceso in auto e portato nel canalone di contrada Mulino Vecchio. Le indagini della polizia di Stato, squadra mobile della Questura e carabinieri non collocano Andrea Stival nella casa di Veronica Panarello. E su questo punto della sua ricostruzione la donna ha provato a dare consistenza alla sua verità sottolineando che «il fatto che non riesca a dimostrare che mio suocero fosse in casa con me al momento del delitto non significa che non ci fosse…». Dopo un’ora di dichiarazioni l’imputata è apparsa stanca. Il Gup ha concesso una pausa di un quarto d’ora. L’udienza è ripresa da poco, sempre con la versione di Veronica.

ORE 10.46 – È cominciato davanti al gup di Ragusa, Andrea Reale, l’udienza del processo per omicidio premeditato e occultamento di cadavere a Veronica Panarello, accusata di avere strangolato il figlio Loris di 8 anni, il 29 novembre del 2014, nella loro casa di Santa Croce Camerina e di avere poi gettato il corpicino nel canalone di contrada Mulino Vecchio. L’imputata ha annunciato spontanee dichiarazioni nel procedimento, che si celebra a porte chiuse e col rito abbreviato condizionato a una perizia psichiatrica. La donna è arrivata poco dopo le 10. In aula sono presenti anche il suocero Andrea Stival, che la donna accusa di essere stato il suo amante e di avere ucciso il bambino per timore che potesse rivelare la loro relazione. Non è presente il marito di Veronica, Davide Stival. A sostenere Veronica Panarello c’è suo padre Francesco, presente in aula.

ORE 10.22 – Arrivano anche le dichiarazioni di risposta del legale del marito di Veronica Panarello: «Oggi è la sua ultima occasione: dica veramente quello che è accaduto, per portare elementi concreti. Fino ad adesso non le credo». A ricostruire le sensazioni del papà del piccolo è il suo avvocato, Daniele Scrofani, ribadendo che il suo assistito «non crede al coinvolgimento del padre», Andrea Stival, che Veronica accusa di essere l’assassino reale e di avere agito perché Loris minacciava di rivelare al padre la loro relazione. «Ad oggi – chiosa il penalista – non ci sono elementi concreti e la Procura ha fatto tutti gli accertamenti possibili».

ORE 10.10 – «Agguerrita, ma serena. Ma soprattutto sicura di sé. E ribadirà la sua verità: è stato uso suocero Andrea Stival a uccidere Loris, che voleva svelare lo loro relazione». Così, secondo il suo legale, l’avvocato Francesco Villardita, sarà la Panarello davanti al gup. Secondo il penalista «non ci saranno cambiamenti di rotta, né colpi di scena”. Veronica sta bene – aggiunge l’avvocato Villardita – anche perché si è liberata di un grande peso che per paura aveva tenuto nascosto da tempo».

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