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Braccio di ferro con la mafia. La battaglia di Antoci

Quattro mesi fa è scampato ad un attentato ma Antoci non si ferma e continua la sua battaglia contro la mafia dei pascoli.

Messina. La mafia dentro le concessioni demaniali. «Un sistema criminale ben consolidato ha gestito fino ad ora la maggior parte dei terreni in concessione. Il metodo è quello escogitato da anni – afferma Giuseppe Antoci, presidente del Parco dei Nebrodi – Si parte sempre dalla costituzione di una società, segue l’inserimento di quattro o cinque nomi di soci di mafiosi di calibro, quindi viene usata la norma che prevede che sotto i 150 mila euro non occorre il certificato antimafia ma l’autocertificazione».

Ѐ un fiume in piena Antoci quando viene toccato questo argomento subito dopo la sigla del protocollo di legalità firmato stamattina in prefettura. Lui che quattro mesi fa ha rischiato di morire per un attentato: colpi di arma da fuoco contro la sua auto. A salvarlo la blindata. Lui che ha sempre battagliato contro la mafia dei pascoli.

«L’ottanta per cento delle istruttorie avviate grazie all’applicazione del protocollo di legalità nella provincia di Messina hanno evidenziato che nella gestione delle concessioni ci sono dentro famiglie mafiose e le abbiamo revocate. Le prime interdittive antimafia partire proprio da Messina ci hanno dato un’idea forte della realtà provinciale». A gestire la maggior parte del demanio della zona, a quanto pare, sono state persone che, attraverso ricerche più approfondite, si è scoperto essere state condannate al 416 bis «ma nessuno li aveva mai controllate perché non erano previsti controlli. Si aggiudicavano i bandi e riuscivano a guadagnare fino al 2000 per cento sugli investimenti» tuona Antoci.

A quanto pare e tanto per avere un’idea chiara di ciò che stiamo dicendo, per mille ettari, con contratti di 9 anni, sborsavano trecentomila euro di affitto ma ne intascavano nove milioni. E così Cosa Nostra nutriva le proprie casse in Sicilia.

«Noi con il protocollo che abbiamo fatto a Messina e che oggi è stato esteso agli altri parchi, smantelliamo un sistema e andiamo dritti per una strada sulla quale non ci fermiamo».

Un braccio di ferro con la mafia, dunque, per impedire il subaffitto di terreni demaniali in tutte le province della Sicilia e ostacolare le infiltrazioni della malavita nelle aree silvo-pastorali dell’isola.

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