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M5S: «Università di Catania nel caos»

Interrogazione parlamentare del Movimento 5 stelle che chiede al Governo di assumere iniziative urgenti per la costituzione dei nuovi organi statutari dell’Università di Catania, a partire dal rettore, così come ordinata dal giudice amministrativo. Il rettore replica: «Tesi di parte»

Un’interrogazione parlamentare per chiedere «se il Governo sia a conoscenza dei comportamenti inadempienti all’ordine del giudice tenuti dal prof. Giacomo Pignataro e dal Consigliere Paolo Aquilanti e quali iniziative urgenti intenda assumere per ripristinare immediatamente il legittimo svolgimento delle attività istituzionali dell’Università di Catania, con la costituzione dei nuovi organi statutari, a partire dal rettore, così come ordinata dal giudice amministrativo».

E’ solo uno stralcio del documento firmato da otto parlamentari del Movimento 5 stelle e indirizzato al presidente del Consiglio dei ministri e al ministro della pubblica istruzione. Nell’interrogazione si sottolinea l’opportunità di «rilanciare la performance didattico-scientifica, per riguadagnare credibilità nei confronti dei giovani studenti e delle loro famiglie, che preferiscono affrontare i costi dello studio fuori sede, insoddisfatti di un ateneo che risulta poco competitivo nel contesto nazionale e internazionale». La professoressa Febronia Elia, ordinario di Storia romana presso l’università di Catania e componente del consiglio di amministrazione dell’Ateneo ha inutilmente atteso che venissero avviate le procedure per la ricostituzione dei nuovi organi statutari dell’Ateneo e così si è rivolta al giudice amministrativo per accertare «l’illegittimità dell’inerzia e del silenzio serbato dall’Università di Catania sulla richiesta di avviare le procedure».

La professoressa «ha proposto ricorso in appello, di fronte al CGA siciliano» e stavolta ottiene una sentenza favorevole. Per dare corso alla sentenza il CGA nomina anche un Commissario ad acta il Segretario generale in carica alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Consigliere Paolo Aquilanti. A questo punto avremmo dovuto poter scrivere la parola fine a questa storia e attendere di conoscere i nomi dei nuovi vertici dell’Ateneo. E invece non è così. Non succede nulla di nulla. Il Commissario prende tempo e la situazione si protrae. La professoressa scrive allora tramite posta certificata una diffida al rettore e chiede anche al decano di avviare le procedure. A questo punto il rettore Pignataro dicono i parlamentari «rendendo ancora più evidente il suo intento esclusivamente dilatorio, ha frapposto ricorso» sempre al CGA. Il tempo passa ancora e al rettore arriva una nota dei legali della professoressa alla quale l’Ateneo non risponde e non solo, il Commissario ad Acta che avrebbe dovuto prendere in mano la situazione e dare corso agli obblighi specificati in sentenza resta fermo. A settembre un’altra istanza al presidente del CGA per chiedere a questo punto «la sostituzione del medesimo Commissario». Stavolta la risposta arriva tramite l’Avvocatura generale dello Stato che spiega che «stante la pendenza di ricorso fino alla pronuncia del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la regione siciliana, né l’Università di Catania adempirà all’ordine di cui alla sentenza, né il Commissario ad acta si sostituirà alla parte soccombente per l’esecuzione dell’ordine del giudice». La situazione è pertanto congelata. Adesso però il Commissario è dentro un vero e proprio conflitto giuridico perché invece di rivolgersi al giudice di cui rappresenta un «organo ausiliario» sceglie di «pronunciarsi per mezzo dell’Avvocatura dello Stato», la stessa che «ha difeso e difende processualmente le posizioni dell’università soccombente», arrivando di fatto a un «effetto sospensivo sine die della sentenza» cosa questa non prevista da nessuna legge dicono i parlamentari. Limbo amministrativo che secondo i 5 stelle provoca nell’Ateneo il  «caos».

Fin qui la posizione dei 5 Stelle, di parere totalmente diverso il rettore etneo che tramite una nota diffusa alla stampa ha respinto le accuse mosse dal gruppo capitanato da Mario Giarrusso: «L’interrogazione – spiega il rettore – finisce per riportare unilateralmente le tesi di una parte di un procedimento amministrativo in corso». Inoltre il ministero dell’Interno è già informato in quanto esprime in una nota il seguente parere sul caso e spiega che si applica «la disposizione che fissa la scadenza del mandato rettorale al termine naturale dello stesso». Ma il rettore non ha paura di perdere la sua poltrona perché conclude dicendo che: «Qualora, per dettato del CGA, si dovesse andare a nuove elezioni anche per la carica di rettore, si procederà senza esitazione alcuna all’indizione di tale elezione».

di Luigi D’Angelo e Fabrizio Grasso

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