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Nesima, Isola ecologica mai aperta e i ladri ne approfittano

CATANIA

Il paragone è proprio di fronte a voi, facile facile, racchiuso in pochi scatti. Un intervallo di pochi anni che non risparmia nessuno. Nemmeno coloro che, di proteggerla e di garantirne la sua vigilanza, si erano assunti un preciso impegno. Inservibile, che altro si può pensare dell’isola ecologica di Nesima? Che in questa parte di via Ammiraglio Caracciolo i ladri e i vandali fossero di casa è cosa nota a tutti. Criminali e teppisti che, in quasi 8 anni, hanno fatto razzia completa di cavi di rame, tombini, impalcature e qualsiasi altra cosa potesse aver avuto valore al mercato nero. Ridotto ad uno scheletro di cemento armato abitanti e commercianti del rione erano sicuri che qui ormai non c’era più nulla da rubare o distruggere. Niente di più sbagliato. Dopo l’ultimo raid, che ha portato alla sparizione delle lunghe assi che formavano la grande copertura in legno, stavolta vengono sfondate le pareti dell’impianto nel tentativo di trovare ancora qualche grammo di rame. Fatica sprecata, ma tentativi molto pericolosi. “ Temiamo che a forza di fare buchi enormi sui muri si possa mettere a rischio la stabilità dell’impianto- afferma Salvatore Tomarchio, presidente della commissione comunale al Patrimonio- L’isola ecologica può crollare? Assolutamente no, ma visto quello che succede qui quasi ogni giorno, la preoccupazione è che non venga mai aperta al pubblico. Nel frattempo, al suo interno, vengono bruciati materiali pericolosi ed abbandonati mobili di ogni tipo”. Realizzata nel 2009 tra le proteste degli abitanti delle palazzine vicine, l’impianto di via Ammiraglio Caracciolo doveva servire a raccogliere vetro, plastica e cartone.

Al suo interno era prevista un’aula multimediale per farne una specie di parco ecologico visitato dalle scolaresche di Nesima. Nel 2010 gli attacchi vandalici causarono danni per circa 20- 25.000 con porte-finestre sfondate, quadro elettrico smontato per recuperarne il rame, servizi igienici vandalizzati. Sui muri apparivano le prime dediche e frasi d’amore. All’esterno della struttura mancavano solo gli allacciamenti elettrici per poterla dotare di illuminazione e sistema di videosorveglianza. Telecamere che non furono mai istallate e controlli che non furono mai effettuati. Il risultato? Tre anni dopo la stima dei danni era schizzata fino a toccare quota 150.000 euro. Oggi la cifra è lievitata ancora e per riaprire la quarta isola ecologica (dopo quelle del viale Tirreno, di Picanello e di Pantano D’Arci) più che un cospicuo investimento serve un vero miracolo.

 

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