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Piano di rientro, Arcidiacono: «Temo la rabbia della gente»

CATANIA

L’assemblea pubblica tenutasi ieri a Palazzo degli elefanti ha raggiunto l’obiettivo della consapevolezza. Quella del mondo associativo etneo che ha fatto sentire la sua voce in un momento così difficile

«Oggi Catania vive in un silenzio da anestesia per una scelta che impegnerà la città per i prossimi 10 anni. Una città che ha perso il gusto del dibattito, rassegnata. Ho paura che da un momento all’altro possa esplodere la rabbia. Con questa assemblea abbiamo lanciato un sasso nello stagno, per informare la città sui dati reali del dissesto».

A pochi giorni dalla seduta sul nuovo Piano di riequilibrio finanziario, riformulato dalla giunta Bianco per fare fronte ai debiti sopravvenuti negli ultimi tre anni, il vicepresidente del Consiglio comunale Sebastiano Arcidiacono lancia un nuovo segnale. L’ennesimo. L’assemblea pubblica tenutasi ieri sera a Palazzo degli elefanti ha certamente raggiunto l’obiettivo della consapevolezza. Quella del mondo associativo etneo che ha fatto sentire la sua voce in un momento così difficile per Catania.

Due ore di confronto intenso, partecipato, a tratti accorato. Al quale hanno preso parte, tra gli altri, Il Tavolo per le imprese, il Gapa, Giovanni Caruso de’I Siciliani, Rifiuti Zero con Sebastiano Spina, i ragazzi di Villa Fazio, Matteo Iannitti di Catania bene comune, Ruggero Razza di #DiventeràBellissima,  Anna Di Salvo del Comitato città felice, Carlo Cittadino.

«La percezione è quella del gioco dell’oca – sottolinea Arcidiacono – La vendita del patrimonio si rifà al progetto Catania Risorse dell’era Scapagnini. Se bisogna vendere per fare cassa e garantire la sopravvivenza di una stagione politica, non ci sto. Ritengo invece che il possibile rientro derivante dalla vendita dei beni debba servire per mettere in sicurezza il patrimonio pubblico, garantire i servizi sociali, migliorare lo stato di salute delle scuole. Cioè capitale per la gente. I dibattiti vanno promossi per questo – prosegue l’esponente politico – Bisogna spostare l’asse e mettere al centro la città. Oggi, la presenza di mondi politicamente divergenti è la testimonianza del fatto che le ideologie sono state messe da parte in nome di Catania».

Da più parti viene sottolineata l’esigenza di promuovere un confronto aperto in sede istituzionale, dopo le molteplici conferenze stampa di sindaco e assessori compiute senza contraddittorio. Le indicazioni contenute nella proposta dell’Amministrazione sono giudicate negativamente dall’intera assemblea. Nel pensiero collettivo, viene ritenuto un mero tentativo quello di svendere beni pubblici per colmare il fronte debitorio, che in questi tre anni si è fatto inarrestabile. Inerzia amministrativa e immobilismo politico sono gli attacchi più sentiti e ripetuti con ostinazione.

Tra gli interventi, particolarmente significativo è stato quello di Matteo Iannitti, portavoce di Catania Bene Comune. «Abbiamo lanciato per primi la questione, forse perché siamo tra i pochi a leggere le carte. Al di là della cattiva amministrazione e del goffo tentativo attraverso questo piano di rientro, è insopportabile il fatto che a fronte di 280 milioni di euro di tagli compiuti dalla Regione e dal governo nazionale, abbiamo consegnato la Villa Bellini a quello stesso governo che ci ha portato in questa situazione. In questo piano si parla di tante misure, ad esempio aumento delle tariffe, tagli ai servizi essenziali, diminuzione del 7% del contratto di servizio di Multiservizi e taglio del 7% per Amt. Senza dimenticare la mancata razionalizzazione delle aziende partecipate, gravate da un passivo enorme. Un documento contabile pesantissimo e inaccettabile”.

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