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Aggressioni nei Pronto soccorso: le cause, le soluzioni

CATANIA

In aumento i casi di aggressione verbale e fisica nei Pronto soccorso siciliani. Dall’inizio dell’anno ad oggi, 9 le denuncie. File d’attesa crescenti per personale carente, insufficienti (o assenti) i posti di Polizia, utilizzo improprio e abuso da parte dei cittadini. La contingenza che diventa quotidianità, normalità. Gli infermieri «dietro il camice, ci sono essere umani!»

I casi di aggressione verso i medici e/o gli infermieri, sono i più disparati: dalle minacce verbali ai coltelli, dall’inseguimento con l’ombrello usato come arma, ai pugni fino alle fratture a un dito.
E se non s’interviene, le cose possono degenerare ulteriormente.
Il più recente, all’ospedale Vittorio Emanuele di Catania, meno di una settimana fa. Dove la dottoressa è stata aggredita prima verbalmente e poi fisicamente con pugni, per “non aver modificato il referto medico”.
E non è il primo caso. Il trend, in crescita, è destinato ad aumentare se le cose non cambiano. È la fredda considerazione che Calogero Coniglio, segretario territoriale Fsi (Federazione sindacati indipendenti), fa della «quotidianità in cui gli infermieri si trovano a lavorare».

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Gli infermieri tengono a precisare: «Dietro un camice bianco, esseri umani!»
Secondo Calogero Coniglio, le cause che portano a questi comportamenti sono:

1) CARENZA DI PERSONALE
le lunghe soste nelle sale d’attesa dei Pronto Soccorso, dove si radunano molte persone, dovute alla carenza del personale preposto; il personale sanitario non può “cronometrare” la durata di una visita perché «se necessita di accertamenti ulteriori, radiografie o altro, è chiaro che i tempi si allungano; tempi che non si possono prevedere se prima non si ha davanti il paziente»;
2) MANCANZA DI POSTI LETTO
«È capitato al Garibaldi di Catania, che alcuni pazienti siano rimasti per 48 ore sulla barella, in osservazione, e non perché sotto terapia, ma per evitare di perdere il proprio turno!» E questo perché mancando i posti letto, specie nelle lunghe degenze, i pazienti restano in astanteria;
3) QUESTIONE CULTURALE
«Il Pronto Soccorso non è una farmacia! Le persone a volte, per bypassare l’iter burocratico delle prescrizioni dei farmaci, si recano in ospedale anche per una compressa di Augmentin (antibiotico, ndr), intasando quindi il lavoro del personale sanitario»;
4) QUESTIONE SOCIALE
«In alcuni quartieri più disagiate delle città, l’aggressione verbale prima, e fisica poi, è quasi una normalità; un atteggiamento consueto per ottenere qualcosa». E spesso gli ospedali si trovano nei quartieri popolari, quindi viene da sé che questi “atteggiamenti” siano più frequenti;
5) PREGIUDIZI SOCIALI
«I casi di malasanità reali e presunti, hanno inevitabilmente innalzato l’indice di ostilità e diffidenza dei cittadini che, davanti a un camice bianco, si chiudono e si irrigidiscono. Ma è bene che si ricordino che prima di essere sanitari, siamo essere umani!
6) CARENZA/ASSENZA POSTI DI POLIZIA
I posti di controllo sono di pertinenza del ministero degli Interni che prevede il personale in divisa solo per i referti e non per la protezione del personale sanitario; negli ospedali più piccoli, ogni due giorni la Questura effettua dei controlli, ma nei presidi più grandi diventa più difficile coprire perché anche il personale di Polizia è insufficiente e non può essere stato dal controllo del territorio, ai singoli ospedali, e laddove si è riusciti a colmare l’ammanco, il turno di guardia è coperto solo di giorno;

Sulla questione sicurezza, il Questore di Catania, Marcello Cardona, ha intanto disposto – non avendo molti mezzi a disposizione – che ogni ora (di giorno e di notte) le volanti della Polizia, facciano le ronde negli ospedali per controllare ed essere presenti sul territorio. Un aiuto che, se non risolve, almeno contiene.
Ma per arrestare la continua “invasione” nei Pronto Soccorso, anche quando non serve, bisognerebbe disincentivare l’utenza. Come?
Mettere le mani nel portafogli, non è mai piaciuto agli italiani. E infatti il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che fa? Torna sulla questione ticket nei P.S.
In Lombardia è prassi; in Sicilia è stato tolto per questione di consensi politici. Ma se «gi infermieri – debitamente formati – potessero gestire il piccolo codice bianco (senza invadere il campo dei medici, né facendo diagnosi né prescrizioni), si potrebbe riorganizzare il sistema delle attese: da una parte il codice bianco (e l’annesso piccolo codice bianco); dall’altra i codici giallo, verde e rosso.
Si andrebbe verso la riduzione di tempi.

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