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Pugni nei P.S. Gli infermieri: «Perché non denunciamo»

Aumentano i casi di aggressione nei Pronto soccorso siciliani. Il più recente, meno di una settimana fa, al Vittorio Emanuele di Catania. Il medico coinvolto, denuncia. Ma succede di rado. La donna che l’ha aggredita, è stata individuata e denunciata in stato di libertà

Catania. Angela Strazzanti (che ha deciso di non celarsi dietro l’anonimato) è stata aggredita mentre faceva il suo lavoro. È accaduto al Pronto Soccorso del Vittorio Emanuele. Prima verbalmente, poi fisicamente con pugni, per “non aver modificato il referto medico”. Nella colluttazione, il tentativo mirava a far ingoiare il referto, così da doverlo rifare! Sferrati anche calci sulla scrivania.
La signora M.V. catanese, del 1967, incensurata è stata individuata e denunciata in stato di libertà, dalla Questura di Catania con le seguenti motivazioni “responsabile dei reati di violenza o minaccia a un pubblico ufficiale (la dottoressa Strazzanti), interruzione di pubblico servizio e danneggiamento con violenza sulla persona”, per l’aggressione subita nella serata del 16 settembre scorso.
È evidente che si tratta di un “battaglia di civiltà”.
E la denuncia del medico, è uno dei pochi casi isolati rispetto ai tanti episodi di violenza verbale e fisica che gli operatori sanitari subiscono.

Spesso gli infermieri preferiscono rimanere nell’anonimato perché raccontare/denunciare le aggressioni, può diventare un problema nel problema.
Maurizio Cirignotta, componente della segreteria territoriale Fsi, parla a ragion dovuta anche per esperienza professionale.
«I colleghi hanno paura di denunciare gli episodi di aggressioni ricevute, che non dovrebbero neanche capitare – spiega a UltimaTv – perché diventano figure scomode.
«Non succede di rado che dopo aver denunciato un caso di aggressione, sia normale che nel giro di poco tempo, arrivino i procedimenti disciplinari, i trasferimenti e nelle peggiori delle ipotesi, i licenziamenti».
Ance lui è stato aggredito, al punto di dover essere ingessato. Ha denunciato l’accaduto. E nel giro dei giorni successivi, è stato trasferito in un’altra struttura. “Per essere tutelato” motivava la direzione sanitaria del Rems di Caltagirone”.
Ma secondo Cirignotta «il trasferimento così immediato è il frutto di un comportamento scomodo perché in qualche modo, pone l’attenzione sull’inefficienza della Direzione sanitaria».
Il trasferimento lo ha portato a lavorare al Dipartimento di Salute mentale dell’ospedale Gravina di Caltagirone, dove lavora tuttora.
«Gli infermieri, non sono tutelati come dovrebbero – prosegue Cirignotta – non esiste un filtro iniziale che faccia da deterrente rispetto ai tanti pazienti che hanno bisogno di essere visitati; anche nei reparti, siamo in pochi!».
Sulla questione sicurezza, si aprirebbe un mare di problematiche, che sfociano prima di tutto, nella mancanza economica di poter avere dei funzionari dello Stato (la Polizia) ed è tutto a carico delle singole strutture ospedaliere farsi carico del servizio di vigilantes.

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«Noi – spiega Antonio Lazzara direttore del Vittorio Emanuele – abbiamo messo a punto un sistema di vigilanza diretto all’esterno e all’interno, raddoppiato i vigilantes, però paradossalmente esistono dei momenti in cui è impossibile intervenire immediatamente. Come nel caso specifico accaduto alla dottoressa Strazzanti, dove l’aggressione è avvenuta all’interno di un ambulatorio. In cui i vigilantes non possono stare per ovvi motivi di privacy».

Sull’assenza di un posto fisso di polizia il manager chiarisce di non essere responsabile, come azienda, della sospensione del servizio notturno. Una decisione che sarebbe stata presa dalla Questura.
Intanto dalla direzione sanitaria si precisa che «l’azienda ospedaliera si costituirà parte civile – e che siamo e saremo sempre accanto ai colleghi».
Una risposta che soddisfa in parte Elisabetta Lombardo, operatrice del Pronto Soccorso e rappresentante del sindacato medico Anaao Assomed Sicilia, perché non sottovaluta le condizioni di paura e stress psicologico in cui lavora il personale sanitario e quello adibito alla sicurezza.
«A volte gli stessi vigilantes hanno paura – ha detto la Lombardo. Nel caso del Vittorio Emanuele – conclude – come medici vogliamo sapere come mai non è arrivata subito la Polizia».

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