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Sgarbi bacchetta la Sicilia ma esalta i suoi artisti

Lectio Magistralis di Sgarbi a Linguaglossa dissertando sulla mostra di Guttuso – Incorpora – Messina visitabile nel comune etneo fino al 31 ottobre.

Catania. «In Sicilia c’è l’essenza di tutto ciò che di più importante l’Italia ha espresso, così come nessuna religione ha mai reso meglio la bellezza di quella cristina, magnificenza nella letteratura, nell’architettura, nella pittura e nella scultura con una dovizia senza fine». Con queste parole il professor Vittorio Sgarbi ha aperto la sua lectio magistralis al duomo di Linguaglassa, incontro organizzato dal Sindaco Rosa Maria Alfia Vecchio e da Gemma ed Egidio Incorpora per spiegare la mostra Gattuso – Incorpora – Messina. Inedite visioni ai piedi dell’Etna curata da Antonio D’Amico e Vittorio Sgarbi.

Attraverso un percorso che ha inizio nella religione cristiana e nella sua ricca arte, Sgarbi ha illustrato la grandezza di Dio che si concretizza nel suo essere uomo. Quando Giotto o Botticelli descrivono le vicende della vita umana di Cristo, dipingendo non rappresentano l’ineffabile ma la vita di un uomo. Per 1800 anni, spiega il critico, la storia dell’arte è stata storia dell’arte dei cristiani l’estrema fusione tra spirito religioso e bellezza; Raffaello, Michelangelo, Leonardo sono titolari di opere che sono simbolo del trionfo della creazione. Ciò che accade è come se Dio, avesse messo in loro lo stesso germe con cui è stato creato il mondo affinché quest’ultimo fosse dagli artisti, migliorato creando così un’addizione di bellezza a bellezza.

Sgarbi si è soffermato durante la sua dissertazione sulla magnificenza della nostra terra, osservando i templi greci di Segesta, di Agrigento si può comprendere come l’architettura sia un prolungamento di Dio. Purtroppo l’uomo negli ultimi cinquant’anni ha infierito violentemente contro la natura, il professore ha con forza sferzato un duro colpo contro coloro che, in Sicilia in particolare, hanno commesso uno “scempio mafioso” con l’istallazione delle pale eoliche che continuano a distruggere paesaggi di infinita meraviglia.

Il focus della lectio si è poi incentrato sulla mostra, secondo Sgarbi ciò che Guttuso – Incorpora – Messina, hanno lasciato alla città di Linguaglossa è il continuo della sinergia che esiste tra la dimensione civile e quella religiosa, anima e corpo che si unisco nell’opera d’arte, dove l’emozioni dell’artista viene traslata nella materia.

Questa osmosi investe il territorio e gli abitanti del paese sito ai piedi dell’Etna in un flusso continuo di energie, rendendo la mostra un perfetto esempio di questo rapporto. «Il museo è il più bello realizzato in Italia negli ultimi vent’anni, semplice senza nessuna retorica ne forzatura, inoltre gode di una perfetta illuminazione e armonia nell’allestimento che rendono le opere protagoniste della mostra, grazie alla loro disposizione sulle pareti bianche e amaranto facendo si che i quadri posano sereni e invitino il visitatore ad ammirarli». Una mostra che come afferma Sgarbi è un valore aggiunto per Linguaglossa, un dono che la famiglia Incorpora ha reso alla cittadinanza, la collezione del pittore esposta è il modo migliore per ricordare un artista.

Il critico d’arte ha poi bacchettato la Regione Siciliana poiché se pur possiedi bellissimi musei non si prodiga in nessun modo per aumentare l’affluenza dei visitatori, per questo ha esortato i professori a invitare i loro alunni a vedere la mostra.

L’esposizione di Guttuso – Incorpora – Messina è una perfetta fotografia del ‘900, secolo complesso attraversato da ordine e disordine nel forte tentativo di trovare un principio dimenticato, un’epoca dove confluiscono elementi antichi e moderni. Francesco Messina è l’emblema dell’unione di arte greca e occidentale, uno dei più grandi scultori del secolo, non soltanto all’inizio ma anche nel periodo del fascismo, riuscendo a scongelare le pietre a donare carne a quei bronzi che modellava, facendo sentire la verità dei corpi soprattutto nel sculture ritraenti la bellezza femminile. Ne sono esempio alcune statue raccolte nella mostra come La Venere del Brenta un connubio tra mondo greco, figura femminile veneta e anima siciliana.

Due siciliani di nascita Renato Guttuso e Francesco Messina e uno di adozione Salvatore Incorpora che ha scelto Linguaglossa riuscendo a creare radici solide con il territorio. Incorpora e Guttuso hanno entrambi una coscienza del meridione legata alla vitalità e potenza dei luoghi, dell’Etna, del barocco, elementi fusi nella loro arte alla coscienza civile, raccontando la contemporanea in cui la storia e la natura si sovrappongono.

Guttuso rappresenta i suoi operari nell’assenza di natura e di cielo avvolti dai fumi delle ciminiere, nella mostra questo quadro viene posto accanto ad un altro che ritrae i fichi d’india rigogliosi di Bagheria. Queste due opere rappresentano la contradizione dell’uomo che invece di esaltare la meraviglia del creato la distrugge. A tal proposito Sgarbi ha ricordato gli anni della realizzazione di Priolo contesa tra i comuni di Siracusa e Noto, il complesso industriale sorse a Siracusa. Per Noto ai tempi fu un duro colpo, eppure ora a distanza di 50 anni i netini sono grati di questa scelta, poiché nello stesso luogo in cui dovevano essere edificate le raffinerie oggi sorge la stupenda oasi di Vendicari.

Incorpora ha differenza di Guttuso, non ha dei generi ben definiti ma conduce la sua battaglia per l’uomo attraverso la natura richiamando il mondo contadino e la sua pietas, umana, sociale e cristiana, le lotte per l’uguaglianza sociale vengono rese mediante le descrizione di una Sicilia che non è solo un paradiso terrestre ma anche fatica e lavoro. In comune con Messina ha la visione di un mondo femminile stimolante e malizioso, mentre con Guttuso condivide l’indole sociale. All’espressionismo guttusiano Incorpora aggiunge un’ intermittenza emotiva del cuore.

Una mostra importante che rende giustizia a Salvatore Incorpora, artista meno conosciuto degli altri due ma che non teme il confronto. Sgarbi, chiudendo la sua lezione, ha voluto esaltare l’estro e la bravura degli artisti siciliani affermando che la pittura del ‘900 italiana è stata grande grazie ai maestri nostrani, così come la letteratura italiana dopo Manzoni è in Sicilia che si è espressa senza separatismi e autonomie, con una forte coscienza nazionale.

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