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Volete (s)battezzarvi? La Cei dice che…

Cresce sempre più la volontà di “sbattezzarsi”, ossia la richiesta formale di rinuncia al battesimo, il sacramento di adesione per tutte le confessioni cristiane. Ma è possibile? E come viene vista questa richiesta dagli italiani, popolo storicamente cattolico?

Catania. In molti sostengono che “sbattezzarsi” sia un atto dovuto per se stessi perché si tratta di un sacramento preso quando non si aveva la capacità di “intendere e volere”. Quindi in quanto inconsapevoli della scelta fatta, è bene che si dia l’opportunità di poter cambiare rotta e richiedere la cancellazione.
Ma è possibile?
«Il battesimo è uno dei tre sacramenti permanenti (oltre alla confermazione – la cresima – e all’ordine sacro) – spiega Daniele Cavallaro, segr. dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Catania – che non possono essere cancellati. Non esiste pertanto un registro battesimale in cui sia possibile accettare la cancellazione».
Eppure esistono dei moduli con i quali i richiedenti di sbattezzo, possono formalizzare la propria volontà di cancellazione del proprio nominativo dal registro battesimale della parrocchia di appartenenza o l’annotazione correttiva a margine del proprio nominativo presente nei registri parrocchiali, di non far più parte della Chiesa cattolica.

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L’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (UAAR), è l’unica associazione di cittadini atei e agnostici di promozione sociale e da tempo sta portando avanti la campagna di sensibilizzazione dello sbattezzo.

LA POSIZIONE DELLA CEI
La Cei (Conferenza Episcopale Italiana), aggiornando precedenti disposizioni, ha recentemente dato indicazioni ai vescovi sulla procedura da seguire in questi casi, pur sottolineando che è possibile ottenere la cancellazione dell’atto di battesimo. In ogni caso, i parroci possono accettare la richiesta di cancellazione, che sarà trasmessa alla Cancelleria della Curia vescovile.

È bene tener presente che la richiesta di non far più parte della Chiesa cattolica è un atto protetto dal segreto d’ufficio e pertanto il parroco non dovrà farne menzione con altre persone (tantomeno con i familiari del richiedente!). Al segreto d’ufficio della Cancelleria vescovile sono tenuti anche eventuali collaboratori del Parroco.

NON È SOLO UN ‘PROBLEMA’ ITALIANO
Il problema dello sbattezzo non è solo italiano: lanciato in Belgio alcuni decenni fa da Alternative Libertaire, ha calamitato l’attenzione dell’opinione pubblica soprattutto in Francia.
Ma dietro alla richiesta di non far più parte della Chiesa cattolica, in realtà si cela per lo più la volontà di non pagare i contribuiti tassativi in favore delle singole religioni.

In Germania le cose sono più semplici: una legge del 1919 impone alle religioni di “contare” i propri membri in base alla volontà dei propri fedeli di versare una somma variabile tra l’8 e il 10% delle proprie imposte (ossia una parte del proprio stipendio viene trattenuto per le “amministrazioni religiose”). Se non si vuole pagare questa tassa si è automaticamente fuori dalla Chiesa e cessano gli effetti del battesimo, mentre se si rimane formalmente fedeli si è invece obbligati a pagare le tasse alla propria Chiesa.
Ma in Italia, con l’8×1000, la pratica del mantenimento delle parrocchie è automatico e dunque non vincolante sull’asse religioso: la fede è una cosa; la contabilità è un’altra!

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