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Rischio sismico? No, se cerchi casa con il “pedigree”

La Sicilia è considerata una zona sismica fra le più pericolose d’Italia. Già teatro di terribili terremoti è costantemente monitorata dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ma a preoccupare non è tanto il sisma in sé quanto la solidità delle abitazioni.

Catania. «Il libretto del proprio immobile, ogni cittadino dovrebbe averlo. Questa è la mia proposta». È chiaro e diretto il sismologo Eugenio Privitera, a capo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Catania. Domenica scorsa  è tornato da Amatrice e proprio lì, guardandosi intorno, ha trovato le conferme che cercava. «Ho visto due abitazioni confinanti: una intatta e l’altra completamente distrutta. Questo significa tanto…tutto. Il terremoto non uccide se le case sono solide».

L’accento cade, dunque, sulla “qualità” degli edifici. «Tutta l’Italia, a parte la Sardegna, è zona altamente sismica. La Sicilia è una delle regioni più pericolose – incalza Privitera – la faglia che preoccupa è quella che arriva al bacino della Sirte, a largo del siracusano. In passato, come tutti sappiamo, ci sono stati terribili terremoti qui da noi, quindi ci aspettiamo un ritorno, che generalmente avviene ogni 300-500 anni, ma è bene sottolineare che le nostre sono previsioni statistiche, prive di certezze».

Catania, Messina, la Valle del Belice m anche Madonie, Peloritani e tutta la zona centrale e orientale della Sicilia. Il rischio sismico c’è, l’allerta è alta e l’esposizione al pericolo costante. Ma a Catania le abitazioni sono nelle condizioni  di reagire ad un possibile “ritorno”?

«Tutto gira intorno alla solidità degli edifici. Il centro storico della città, come in tante altre parti d’Italia, è molto antico. Subito dopo il terremoto del 1693 non sono state dettate delle regole precise per la ricostruzione delle abitazioni, dunque, in base alla disponibilità economica delle persone, sono stati costruiti palazzi di qualità differente ed è questo il nodo incriminato. Torno a chiedere con forza che venga istituito un “libretto dell’immobile” come  è successo per l’attestato di prestazione energetica – conclude il direttore dell’Ingv – La gente deve sapere dove vive e assumersi consapevolmente eventuali rischi».

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