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Parcheggi vuoti, il catanese preferisce l’anarchia

Sulla sua pagina Facebook, Mobilità sostenibile Catania rilancia la questione dei parcheggi snobbati dagli automobilisti. «Sono vuoti, anche quelli privati. È una città che non ha voglia di cambiare»

Catania. Parcheggio del Pino, a pochi passi dal mercato di piazza Carlo Alberto. L’area è sgombra di auto, desolatamente vuota. La testimonianza è riportata dai membri di Mobilità Sostenibile Catania, un’esplorazione compiuta con cura e riportata su Facebook attraverso una short gallery fotografica che ritrae gli stalli liberi. Come vuole consuetudine etnea, all’esterno del parcheggio la strada è invasa di macchine, alcune in doppia fila. L’interrogativo che fa da premessa alle foto è scontato, al pari della risposta espressa con dubbio allusivo: «È vero che in città mancano i parcheggi? Oppure i catanesi di rispettare le regole non ne vogliono proprio sapere?».

«È falso affermare che a Catania mancano i parcheggi e dunque è impossibile trovare un posto per l’auto. È la solita leggenda metropolitana». Davide Ruffino di Mobilità sostenibile non ha dubbi: l’ennesimo esperimento conferma quell’abitudine irriducibile di lasciare la macchina un po’ dove capita. Per pigrizia, malcostume, indifferenza. O anche per la semplice mancanza di informazione sulle aree destinate al parcheggio.

«Sono vuoti anche i parcheggi privati e la scelta – spiega Ruffino – si riduce alla striscia blu con la classica tariffa da corrispondere o alla disinvolta pratica dell’auto in doppia fila. In una classifica poco lusinghiera, Catania è la seconda città d’Italia per rapporto tra abitante e veicolo posseduto e il servizio di trasporto pubblico funziona male. Aggiungiamo il fatto che solo nel centro storico stazionano oltre 2000 macchine abbandonate, un dato censito dalla polizia municipale (siamo in attesa che la Prefettura individui la ditta incaricata di operarne la rimozione). Il contesto è mortificante, con il numero di auto abbandonate che aumenta di giorno in giorno, causando il disagio dei commercianti e l’inquinamento ambientale dovuto alla mancata dismissione delle batterie. L’auto è un rifiuto speciale. Nelle grandi città, tra l’altro, la presenza di un parcheggio comporta la riduzione degli stalli blu nelle vie adiacenti. Una formula inapplicabile in queste condizioni. La soluzione perseguibile è quella dei parcheggi ma c’è una città che nel suo ventre non ha voglia di cambiare».

Un’analisi del fenomeno è stata prodotta anche dal Centro Commerciale Naturale di via Etnea, con un sondaggio effettuato tra i gestori delle autorimesse per valutare criticità e possibili soluzioni, redigendo al contempo una mappatura dei parcheggi.

«C’è scarsa informazione sugli spazi privati – spiega Domenico Ferraguto, presidente del CCN – Anche le autorimesse private non forniscono segnalazioni. Volevamo fare una mappatura e calcolare la percentuale di strisce libere rispetto a quelle a pagamento, ma abbiamo rinunciato perché se sono bianche si trasformano nella galassia dell’abusivo. Nei parcheggi, ad eccezione di particolari periodi come quello della ricorrenza della festa di Sant’Agata, non ci sono intasamenti. Alle spalle di Corso Sicilia, ad esempio, c’è il parcheggio di via Luigi Sturzo gestito dall’AMT, che spesso pratica tariffe accessibili. La percezione diffusa della pericolosità dell’area, però, dovuta al crescente stato di degrado risulta una variabile disincentivante, perché scatta la paura e si preferisce la sosta approssimativa. In realtà, la gente non vuol saperne di pagare il parcheggio».

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