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Il 22 settembre sarà il Fertility Day

Raccontate a UltimaTv cosa vi aspettate da questa giornata, cosa vi augurate, cosa immaginate

Catania. Quando ho deciso di non far mistero dei miei problemi di fertilità non l’ho fatto certo da giornalista. Quando ho deciso di parlare pubblicamente della mia storia l’ho fatto pensando che la condivisione di un dolore, di un disagio, seppure intimo, così tanto intimo, potesse mettere gli altri nelle condizioni di capire, sinceramente, il carico emotivo di chi sta di fronte. Parlare, ascoltare significa anche questo. Significa guardare negli occhi qualcuno e tentare di calarsi nei suoi panni. Ma non con giudizi sintetici o sguardi veloci. Immagino che comprensione significhi sforzarsi di condividere ed emozionarsi.

L’infertilità è ancora un tabù. Giriamoci pure intorno, diciamo pure che oggi se ne parla, senza troppa timidezza, che i tempi sono cambiati, che non ci sono più i pregiudizi di una volta. Non c’ho mai creduto veramente. E la mia perplessità non nasce da un preconcetto ma dalla reazione autentica che vedo sulle facce di molti dei miei interlocutori tutte le volte che racconto dei miei problemi di fertilità. Mi guardano e sembrano volermi dire: «sei una donna coraggio se ne parli così, liberamente»!

E no che non sono donna coraggio. Tutt’altro. Ho tante fragilità, tante debolezze, come molta altra gente. Ma io ho deciso di parlarne perché solo così, forse, riesco a raccontare a me stessa che è un problema sormontabile, come ce ne sono mille altri.

Riesco a dirmi che è un problema da affrontare e non da dimenticare o da chiudere in casa come fosse un segreto. È un ostacolo che va guardato e scavalcato.

Ho deciso di parlarne perché solo cosi, forse, si smette di scambiare il dolore per un’infertilità, con l’imbarazzo. Il desiderio, con il dovere. Perché avere un figlio non è un dovere. Ma chi decide di dare retta al proprio desiderio, di andare avanti nell’intenzione di abbracciare il proprio figlio è una persona che va sostenuta. Dalle istituzioni, dalla cultura comune.

Il mio Fertility day sarà un giorno in cui mi aspetto di vedere, in piazza o nelle strutture sanitarie, professionisti in grado di informare su cosa fare, dove andare, come e quando per affrontare problemi, paure o anche solo dubbi legati alla propria fertilità. Mi aspetto di trovare gente che sappia indirizzare le coppie e offrire un aiuto concreto. Mi auguro che si parli di investimenti culturali ed economici sulle strutture sociali che devono accompagnare un percorso genitoriale. Che si parli di welfare e delle criticità in atto da risolvere anche per chi ha già un figlio. Mi aspetto che donne, uomini, famiglie scendano in piazza per parlare del proprio Fertility day. E mi aspetto di trovare padri e figli. Non solo madri e figli. Mi aspetto di vedere la buona politica, quella fatta di programmazioni concrete e suggerimenti, fatta di sostegno alla gente comune. Spero di trovare iniziative che sappiano informare e incuriosire in fatto di prevenzione dalle malattie sessualmente trasmissibili o, per esempio, su questioni ginecologiche, e mi aspetto che venga promossa una cultura che guardi alla conoscenza, al diritto di essere genitori e non al dovere. E soprattutto mi aspetto che il 22 settembre, giorno del Fertility day anche a Catania, sia un inizio. Perché le istituzioni dimostrino un impegno reale, culturale, sociale, economico. Nel tempo.

Questa, certo, è più o meno la mia idea ma sarebbe interessante sentire la vostra voce e allora scrivete a fertilityday@ultimatv.it e raccontate il vostro Fertility day, come lo immaginate, come lo vorreste. Senza dimenticare che la fertilità non è solo un affare al femminile o solo di chi sta provando ad avere un figlio. Che la prevenzione e l’informazione sono un dovere morale. Che il progresso passa anche dall’ascolto e dalla condivisione, da esperienze vissute, da soluzioni e dall’impegno di trovare soluzioni, da una modernità fatta non solo di parole.

Noi di UltimaTv vogliamo ascoltarvi e dare spazio alle vostre voci. Per approfondire il racconto di una giornata che vogliamo seguire, a partire da voi.

Questa è la nostra idea di informazione e servizio pubblico. Partiamo dalla gente. Per arrivare alla gente. Alle persone.

 

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