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Mafia ed economia, parla il procuratore Zuccaro

Carmelo Zuccaro conosce bene Catania, perché nel palazzo di piazza Verga in anni precedenti era già stato impegnato nel contrasto alla criminalità. L’amore per la giustizia lo portò a lasciare il posto sicuro in banca per fare il magistrato

Catania. Ci riceve nel suo ufficio nuovo di zecca con cordialità e curiosità e fin dalle prime battute capiamo di avere di fronte un uomo dall’eloquio raffinato e riflessivo. Pondera una frazione di secondo prima di rispondere e dopo è un fiume in piena.

Quando e perché Carmelo Zuccaro ha deciso che sarebbe diventato un magistrato?

Scelsi di fare il magistrato dal momento in cui mi sono iscritto alla facoltà di giurisprudenza. Penso che per un siciliano che segue i problemi sociali della propria città e della propria regione, sia quasi naturale pensare quale sia il modo migliore per essere utili nella propria società con il proprio lavoro e credo che la nostra terra abbia bisogno di uomini che credano nella legalità e investano in questa, i propri sforzi e la propria fatica. All’epoca vi erano dei magistrati a Palermo che svolgevano indagini molto importanti e sapevo quali rischi corressero, ma più di tutto sapevo quanto era importante il proprio lavoro. Decisi allora che se ce l’avessi fatta a superare il concorso, avrei seguito quell’esempio. In effetti subito dopo la laurea, vinsi un concorso come funzionario in Banca d’Italia, ma non appena superai il concorso in magistratura, non ebbi nessuna esitazione e lasciai la banca. Ho avuto la fortuna di fare quello che pensavo di fare fin dall’inizio dei miei studi.

Come detto, lei si è insediato da poco, ma conosce profondamente la città etnea; potrebbe tracciare per i nostri lettori, un profilo della criminalità a Catania?

A Catania il fenomeno criminale è molto articolato, è molto più difficile lavorare in questa città, rispetto ad altre città siciliane. Alcune caratteristiche del fenomeno criminale mafioso, le troviamo solo a Catania e in poche altre città. In città come Palermo vi è un unico sodalizio criminale monolitico, per quanto articolato in famiglie e mandamenti, che fa capo a cosa nostra. A Catania abbiamo alcune famiglie catanesi di cosa nostra che sono molto forti e però abbiamo dei sodalizi criminali che sono altrettanto forti, e che in certi periodi sono in grado di opporsi all’egemonia di cosa nostra. Per questo motivo non è sempre facile avere chiavi di lettura di certi fenomeni criminali. Tra l’altro a Catania c’è anche una notevole fluidità di questi sodalizi criminosi, perché a seconda delle contingenze e delle convenienze a volte si alleano e svolte si contrappongono tra di loro. Quindi avere la memoria storica serve, ma poi bisogna aggiornarsi sulla base di fatti che al momento sfuggono, ma che hanno portato a un mutamento di alleanze ed equilibri. Un’altra peculiarità, caratteristica di Catania è che ha una società economica molto più viva delle altre città siciliane, anche della stessa Palermo, dove gli affari si fanno sopratutto con la cosa pubblica. Per questo motivo a Catania c’è una capacità di infiltrazione del sodalizio mafioso nel tessuto economico che è di gran lunga superiore a quello che si registra in altre città.

Tra gli strumenti utili a contrastare la criminalità, c’è di certo, il fatto di poter disporre del personale necessario. Le carenze amministrative degli uffici sono un problema aperto e irrisolto … come stanno le cose qui?

La nostra pianta organica prevede l’uso di 184 unità, in realtà gli effettivi sono 138. La carenza di personale amministrativo si traduce in rallentamenti, perché alcuni incartamenti sostano più del dovuto. Inoltre c’è la questione delle sezioni distaccate, che sono state soppresse e adesso otto su dieci si trovano in palazzi di proprietà dei privati. Questo significa che il nostro personale si deve spostare ogni volta da una parte all’altra della città. Il problema è sopratutto logistico e organizzativo. Non dimentichiamo anche la questione dell’ex palazzo delle poste di viale Africa, dopo quindici anni si sta cercando di renderlo adeguato e fruibile, ma se si inizia adesso, ci vorranno almeno quattro o cinque anni prima di poterlo rendere disponibile.

L’indipendenza e l’autonomia di giudizio sono qualità che un magistrato deve avere per poter svolgere al meglio il suo compito. Se dovesse aggiungere a questa un’altra qualità …

… Senza dubbio l’equilibrio. Molte volte noi magistrati ci facciamo trascinare dall’entusiasmo, ma dobbiamo sempre verificare la correttezza del nostro lavoro e dobbiamo avere la capacità di non affezionarci alle ipotesi, serve l’umiltà di riconoscere che si può sbagliare. Io ho avuto la fortuna di essere stato in passato anche giudice requirente e questo mi ha consentito di conoscere entrambi i lati della professione.

Abbiamo iniziato con una domanda personale, quindi, per chiudere il cerchio, finiamo con questa: cosa legge la sera prima di addormentarsi? 

La sera, quando non lavoro fino a tardi, sono stanco e difficilmente leggo qualcosa, ma la mattina ho l’abitudine di svegliarmi presto e dopo una lettura ai giornali ai quali sono abbonato, mi piace leggere la grande letteratura, sopratutto quella francese e russa.

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