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Agguato a Liegi, due agrigentini coinvolti

Chi sono i due bersagli agrigentini destinatari di una raffica di proiettili? Ed è da qui che parte la pista investigativa che stanno battendo gli inquirenti e, specialmente, la squadra mobile di Agrigento con a capo il dottor Giovanni Minardi

Agrigento. C’è un filo che, idealmente, collega Liegi, popolosa cittadina belga, con un elevato numero di agrigentini emigrati, e la provincia di Agrigento. Un filo che, da mercoledì notte, si è tinto di rosso. Il rosso del sangue. E’ la notte tra mercoledì e giovedì. Nel quartiere Outremeuse all’interno di un condominio al n° 10 Saint-Julien Street, tra Puits-en-Sock Street e la Liberty, si sentono 4 colpi di pistola. Poco dopo, la polizia belga ritrova il cadavere di Mario Jachelic, 28 anni originario di Porto Empedocle, e il corpo in fin di vita di Maurizio Di Stefano, 41 anni originario di Favara. Le modalità dell’omicidio non lasciano presagire nulla di buono. Infatti, dai privi rilievi effettuati dalla scientifica, è emerso come Mario Jachelic sia stato letteralmente freddato con un solo colpo alla testa; Maurizio, l’altro bersaglio della spedizione punitiva, è stato raggiunto da tre colpi ma, miracolosamente, non è morto. E’ stato ritrovato disteso sul pavimento del condominio, ancora vivo. I medici, da fonti belga, escludono il pericolo di morte. Ma chi sono i due bersagli agrigentini destinatari di una raffica di proiettili? Ed è da qui che parte la pista investigativa che stanno battendo gli inquirenti e, specialmente, la squadra mobile di Agrigento con a capo il dottor Giovanni Minardi. Mario Jachelic, 28 anni originario di Porto Empedocle, era incensurato. Nessun reato, nessun problema con la giustizia ma, probabilmente, qualche pericolosa frequentazione. Una su tutte. Secondo prime indagini è emerso che la vittima avrebbe avuto rapporti di vicinanza a Giuseppe Adorno, scomparso nell’agosto 2009 e rinvenuto cadavere solamente qualche settimana dopo. Chi è Maurizio Di Stefano? Questo è l’interrogativo vero a cui gli investigatori belgi che si stanno occupando dell’agguato mercoledì scorso. Appartenente ad una storica famiglia di Favara, soprannominata “Furia”. Le prime ricostruzioni avevano ipotizzato che il delitto ed il tentato omicidio fossero legati ad una pista del narcotraffico o di una partita di droga finita male. Adesso, per gli inquirenti, arriva il momento cruciale e, nell’immediato, hanno cominciato con il sentire i parenti. Nessuno, da entrambe le famiglie, sembrava sapessero dell’arrivo a Liegi di Jachelic e Di Stefano. Sempre secondo indiscrezioni sembrerebbero che i due fossero arrivati appena 24 ore prima dell’omicidio. Ipotesi, per ora. Indagini serrate che partono dal Belgio per arrivare a Favara e a Porto Empedocle, luogo di nascita dell’altro coinvolto nella sparatoria, Mario Jakelich, 28 anni, che proprio in compagnia di Di Stefano era al momento in cui i sicari hanno portato morte e terrore in un tranquillo quartiere in una notte d’estate belga.

di Giuseppe Castaldo

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