Ti trovi qui
Home > Apertura > Rete ospedaliera: tutti contro. Anche la Chiesa

Rete ospedaliera: tutti contro. Anche la Chiesa

La proposta di rimodulazione della rete ospedaliera monta non poche polemiche. E una volta tanto sono tutti d’accordo. Da destra a sinistra, dal mondo universitario così come dai pazienti (i veri colpiti da questo disegno), dai sindaci d’Italia, passando attraverso la Cei. E si scrive anche al Santo Padre. Sui social, aumentano le firme per la petizione di “salvataggio” dell’ospedale Giglio di Cefalù

I vescovi siciliani delle 18 diocesi riunitisi a Caltagirone per la conferenza episcopale siciliana, hanno dedicato il 4° punto dell’incontro alle “strutture sanitarie in Sicilia”, tema delicato che tocca la vita di tutti che, dopo la proposta avanzata dall’assessore alla Sanità Baldo Gucciardi di rimodulare la rete ospedaliera, accorpando ospedali e tagliando i Pronto soccorso, preoccupa ancora più.
Una ghigliottina che taglierebbe circa 150 reparti nell’Isola; eliminerebbe oltre 300 posti letto (110 al Policlinico di Palermo, 150 al Policlinico di Catania); con l’aumento delle liste d’attesa e futuro estremamente incerto sulle terapie intensive.
«Il depotenziamento delle strutture sanitarie in Sicilia – scrivono i vescovi nella nota – che garantiscono ai cittadini il diritto alla salute e la paventata chiusura di alcuni presidi ospedalieri, destano apprensione e preoccupazione. I vescovi auspicano che i criteri di riorganizzazione della sanità siano ispirati alla dignità della persona umana, salvaguardando le zone disagiate e periferiche della nostra regione».
D’altro canto, come può non destare preoccupazione il riordino sanitario che prevede 3 mega ospedali (Hub), 15 ospedali più piccoli (Spoke), 23 presidi ospedalieri di base, 7 ospedali in zone disagiate e 3 ospedali di comunità? Tralasciando il particolare che per fare tutto questo, “salteranno” una decina di Pronto Soccorso, quelli cioè che non prevedono più di 20 mila accessi l’anno?

medici-camice-ultimatv

La posizione di alcuni sindaci
Sul piede di guerra anche l’Anci Sicilia che invita a un «confronto con le comunità attraverso i sindaci».
A Niscemi (En) il sindaco Franco La Rosa ha occupato il Pronto soccorso dell’ospedale Suor Cecilia Basarocco (prevista la chiusura). «Da oggi – scrive in una lettera inviata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al premier Matteo Renzi, al ministro della Salute Beatrice Lorenzin e ai presidenti di Camera Laura Boldrini e del Senato Pietro Grasso – ho deciso di trasferire i miei uffici qui all’interno del pronto soccorso perché deve restare aperto».
A Cafalù (Pa), sindaco e cittadini sono scesi in piazza per la chiusura di 5 reparti dell’ospedale Cefalù (fra quelli a rischio) e un comitato spontaneo di dipendenti e famiglie, ha inviato una lettera al Papa: “Caro Papa Francesco, chi ti scrive – inizia la missiva – è una comunità di 700 famiglie che da 15 anni è devota alla tutela della salute di un grosso bacino di territorio che comprende le Madonie e i Nebrodi (circa 650 mila persone)”.
Sui social si è scatenato di tutto. Una petizione online “Sicilia: Madonie senza polo oncologico, la politica vuole chiudere l”ospedale di Cefalù” lanciata, da semplici cittadini, sul sito change.org, in poche ore, ha raggiunto ben 14.900 firme.

Le “proteste” dei rettori di Palermo e Catania
Ma il piano che adeguerebbe la Regione alle direttive ministeriali del decreto Balduzzi, presentato per grandi linee ai manager delle Asp e degli ospedali oltre che ai sindacati si categoria, e che dovrebbe essere definito nei prossimi giorni – proteste permettendo – ha richiamato l’allarme anche dei rettori delle Università di Palermo e Catania.
Sui tagli previsti nei Policlinici (non solo dei posti letto di Terapia intensiva e Rianimazione, che a Palermo passeranno da 24 a 12 ma anche nelle discipline legate alle aree di emergenza), Fabrizio Micari, rettore dell’Ateneo palermitano, dice: «Se fossero confermati questi dati sarebbe davvero molto preoccupante. Ridurre attività altamente specialistiche quali la Cardiochirurgia o la Neurochirurgia significherebbe togliere chance ai nostri studenti. Rischiando di vanificare investimenti importanti: il 60% del mutuo da 100 miliardi di vecchie lire per la ristrutturazione dell’ospedale è stato investito proprio nel Dipartimento di emergenza e accettazione che rischia di essere fortemente depotenziato».
Il rettore sta predisponendo una lettera da inviare in assessorato con delle proposte alternative.

Anche il rettore di Catania, Giacomo Pignataro, sta predisponendo una lettera per chiedere l’apertura di un tavolo tecnico tra Ateneo e assessorato, visto che i tagli dovrebbero aggirarsi tra i 150 e i 200 posti letto. «Si rischia di penalizzare la formazione degli studenti e di vanificare investimenti per centinaia di migliaia di euro. Basti pensare ai 150 milioni di fondi europei investiti per l’ospedale San Marco che prevedeva l’attivazione di 450 posti letto, o ancora alla ristrutturazione del padiglione Rodolico e della Pediatria. Solo queste tre strutture occuperebbero 650 dei 900 posti letto attuali. Non è pensabile ridurre ancora o cancellare interi reparti. Non è pensabile incassare soldi dall’Europa e non rispettare i patti».

La posizione del pres. della Regione
E ora che si è scatenato l’inferno, il presidente della Regione Rosario Crocetta, invoca il confronto con tutti gli assessori e con Gucciardi e con il quale è, in linea di massima d’accordo, ma su cui si dovrebbe rivedere «Il progetto di razionalizzazione che deve tenere conto delle distanze reali tra le strutture e soprattutto, non può concentrare soltanto nei tre capoluoghi delle città metropolitane, la maggior parte dei servizi. Ciò porterebbe a un congestionamento delle strutture, creando ulteriori difficoltà all’utenza delle aree metropolitane e disagi notevoli al resto del territorio dell’Isola.
«Non possiamo consentire che la razionalizzazione si traduca in tagli di servizi per i cittadini o depotenziamento dei territori. Un esempio per tutti – conclude Crocetta – Cefalù o città come Mistretta e Nicosia che in questi anni hanno subito dallo Stato il taglio di Tribunali e carceri e non possiamo consentire che si taglino anche gli ospedali».

Articoli Consigliati

Top