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Da destra a sinistra: politica siciliana contro la Lorenzin e i tagli

Le reazioni politiche, a quelle che secondo il presidente Crocetta sono soltanto delle simulazioni di tagli agli ospedali siciliani decisi dal Ministero della Sanità, sono concrete e difatti stamattina davamo conto qui, del fatto che fossero tutti contro, anche la chiesa

A entrare nel dibattito è stato ieri sera anche il primo cittadino etneo che ha detto di aver provato «meraviglia» a leggere le «confuse informazioni che arrivano circa la strutturazione prevista dall’assessorato regionale alla salute per la città metropolitana di Catania». Il sindaco è poi intervenuto a difesa dell’ospedale San Marco, «priorità irrinunciabile» la cui consegna è prevista per febbraio 2017, «si tratta – ha spiegato – dell’unico ospedale pubblico catanese realizzato con precisi criteri di avanguardia, anche e soprattutto dal punto di vista antisismico». Enzo Bianco insomma non accetterà ingerenze che vadano contro l’interesse dei cittadini e infine ha fatto sapere di aver «già parlato con l’assessore regionale alla salute, Baldo Gucciardi, concordando l’eventuale revisione per eliminare tutti gli aspetti che possano essere negativi per il servizio sanitario in città».

Ma le reazioni non sono solo interne al partito di governo regionale, di cui Bianco è certamente un big. A chiedere conto e ragione di quello che potrebbe accadere coi tagli simulati o meno, è anche Ala, il partito di Denis Verdini, attraverso i suoi senatori siciliani, Giuseppe Ruvolo e Antonio Scavone, il primo chiede chiarezza al ministro Lorenzin perché ha l’impressione di assistere «a un balletto interno alla maggioranza dell’Ars sul riordino della rete ospedaliera» e aggiunge che c’è «un tutti contro tutti che non aiuta a capire quale sia la reale situazione». Promette perciò un’interrogazione urgente al ministro per fare luce sulla questione. Per Scavone invece il colpevole è chiaro, dice infatti: «il governo Crocetta si dimostra ancora una volta inadeguato e questa volta ci va di mezzo la sanità siciliana». Addossa alla maggioranza di Crocetta anche la colpa di non aver saputo riprogrammare in tempo e in modo idoneo la rete ospedaliera siciliana.  Durissimo verso l’assessore Gucciardi perché dice il senatore, «ha promesso che non si sarebbero chiuse strutture, ha addirittura paventato l’assunzione di nuovi professionisti attraverso nuovi concorsi». E conclude chiedendo una indagine ispettiva al Ministero della Salute, per «chiarire, una volta per tutte, se l’assessore Guacciardi abbia presentato o meno una nuova proposta di riassetto a Roma».

Arriva anche il rimbrotto dai banchi del parlamento europeo, con Salvo Pugliese (FI) che paventa un ritorno al «medioevo». Il deputato entra nello specifico sulla situazione etnea e spiega che «se i tagli alla sanità in Sicilia voluti dal Governo regionale sono pesanti e spesso illogici, a Catania la situazione è ben peggiore con la soppressione della quasi totalità dei reparti specialistici e d’eccellenza». Catania rischia la perdita di più di 200 posti letto. «Tagliare, come è previsto – conclude il deputato – le alte specialità del Garibaldi Nesima come l’oncologia, la radiologia e la cardiologia pediatrica vorrà dire costringere i cittadini dell’intera area etnea a viaggi della speranza per potersi curare».

La politica siciliana per una volta pare trovare un’intesa trasversale nella volontà di non far demolire da Roma, il diritto alla salute dei cittadini della Regione.

(Foto: LaPresse)

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