Ti trovi qui
Home > Cronaca > Casalinghe e impiegati vittime di usura, 4 arresti all’alba

Casalinghe e impiegati vittime di usura, 4 arresti all’alba

A finire strozzati dall’usura ci sono anche le persone comuni, casalinghe, impiegati, operai, lavoratori che a fine mese contano nelle proprie tasche le esigue entrate di stipendi che si riducono o che vengono a mancare.

Catania. Del giro d’usura scoperto dagli investigatori della Squadra mobile (sezione reati contro la persona) solo in tre hanno avuto il coraggio di denunciare i propri strozzini. Gli altri, pur consapevoli di andare incontro ad una denuncia per favoreggiamento hanno preferito tacere. Addirittura in sette tra le vittime, hanno messo fuori strada gli investigatori e hanno fornito dichiarazioni non vere quando sono state chiamate ad essere ascoltate negli uffici della Squadra mobile. Il Procuratore Carmelo Zuccaro, durante la conferenza stampa in cui è stata illustrata l’operazione Black tie, ha tenuto a sottolineare questo dato, per far capire come sia ancora fortissima la protezione sociale accordata a criminali di questo stampo. Nel video l’intervista al procuratore Carmelo Zuccaro.

La spietata crisi economica colpisce anche loro, anzi, sopratutto loro e così queste persone comuni si sono trovate a chiedere aiuto nel bisogno a criminali capaci di sfruttare la miseria economica del momento e trarne profitto.

Concetta Salici
Concetta Salici

Gli importi presi in prestito dai criminali, impressionano al contrario, non si tratta di grandi cifre infatti, ma di piccole (massimo un migliaio di euro) che queste persone ricevevano per far fronte alle spese ordinarie. In cambio la richiesta era di avere il 30% di interesse mensile sulla cifra, in pratica lo stipendio serviva a finanziare gli usurai.

Gaetano Bellia
Gaetano Bellia

A finire in custodia cautelare, grazie all’ordinanza emessa dal Gip all’inizio di settembre sono in quattro: Concetta Salici, Gaetano Bellia, Giovanni Salici e Valentina Emanuela Aquilino. I quattro in forza della loro affiliazione criminale al clan Cappello – Bonaccorsi terrorizzavano con minacce le vittime in stato di bisogno. La misura cautelare voluta dal Gip, accoglie gli esiti di indagini tecniche iniziate a ottobre 2015, su delega della D.D.A. di Catania, nei confronti dei fratelli Gaetano e Attilio Bellia, entrambi arrestati nell’ambito dell’operazione Revenge 5. In quell’occasione emerse infatti un giro vorticoso di denaro che i fratelli Bellia gestivano insieme alla madre, Concetta Salici, vera e propria «zarina» come l’ha definita il dirigente della Squadra mobile dott. Salvago, che sfruttava il carisma criminale dei figli per imporre la sua legge.

Giovanni Salici
Giovanni Salici

Proprio quest’ultima, coordinava l’usura in collaborazione col figlio Gaetano e con la sua convivente Emanuela Aquilino, oltre che col fratello Giovanni Salici. In caso di ritardo nei pagamenti, scattavano le minacce, a occuparsi di questa attività in particolare Gaetano Bellia e Giovanni Salici.

Alla zarina e a suo figlio Gaetano, è contestato anche il reato di tentata estorsione, la prima come istigatrice, il secondo come esecutore hanno infatti tentato di costringere una vittima a versare la somma richiesta. La tentata estorsione non è riuscita, perché provvidenziale è stato l’intervento della Squadra mobile e decisiva la scelta della vittima di denunciare i fatti.

Manuela Aquilino
Manuela Aquilino

Addosso alla zarina, sono stati trovati due assegni che indicavano l’importo ma non il beneficiario, nella sua casa, un foglio in cui si teneva conto delle cifre e dei nominativi delle vittime. Tutto è stato posto sotto sequestro dalla Squadra mobile. Un altro assegno è stato trovato e sequestrato a casa della convivente del figlio della zarina. Tranne Emanuela Aquilino che si trova ai domiciliari, gli altri sono stati associati alle patrie galere. Tutti responsabili a vario titolo, di usura e tentata estorsione.

 

Articoli Consigliati

Top