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Grano estero killer? Forse, ma il rischio c’è

Grano duro “potenziato”? Fa bene? Fa male? C’è glifosato nella pasta italiana? E ancora, la pasta italiana che noi mangiamo, è sicura?

Le opinioni sono divergenti e contrastanti. E gli allarmismi sono dietro le porte.
Il grimaldello sta in un punto: gli italiani consumano più grano (sottoforma di pasta, pane e derivati) di quanto ne producano anche perché il 56% del prodotto viene esportato, e quello che resta non copre il fabbisogno casalingo. Naturale dunque doversi avvalere dei grani esteri.
Che però sono garantiti dalla “legge di purezza” (L. n. 580 del 4 luglio 1967) che verificano la qualità, l’integrità, le caratteristiche proteiche e il colore; legge che viene applicata solo in Italia (fonte Ufficio stampa Aidepi – Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta italiane). I grani lavorati dall’Aidepi oltre che italiani, provengono da Canada, Australia e Arizona perché zone dal clima mite.
Ma dall’America arriva l’allarme: il grano estero (nello specifico, quello canadese), è davvero potenziato e farebbe male. Lo dimostrerebbe lo studio condotto dal Mit (Massachusetts Institute of Technology), secondo cui il glifosato contenuto nel grano canadese può provocare gravi malattie: diabete, obesità, asma, morbo di Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica (Sla), e il morbo di Parkinson.
E i produttori italiani di grano, specie quelli del Meridione, (leggi “Il nostro grano scalzato dal “canadese” che provocherebbe l’Alzheimer“), sono sul piede di guerra. Infatti c’è chi sostiene che il problema nasca dal fatto che la pasta che viene acquistata nei supermercati, essendo legata ai grandi brand della filiera, metta da parte naturalmente la pasta prodotta nel Sud Italia. E si prende di mira la produzione siciliana.

Le opinioni sulla reale o presunta gravità del glifosato mutano di mese in mese, anche da parte degli stessi attori, ossia gli istituti di ricerca i quali non confermano né smentiscono la presenza di danno, né la percentuale di glifosato presente nei grani che poi vengono lavorati e trasformati per la pasta consumata in Italia.

COSA DICONO GLI ISTITUTI DI RICERCA
Secondo l’Oms (Organismo mondale della sanità) e secondo il Fao (Organizzazione mondiale sull’alimentazione) l’additivo – detto anche “diserbante” – non sarebbe cancerogeno; posizione che l’Iarc (Centro internazionale di ricerca sul cancro) aveva invece ipotizzato e sulla quale è rientrato; l’Efsa (Agenzia europea per la sicurezza alimentare) dichiarerebbe che il glifosato non sia cancerogeno.
Ma come mai tutte questi ripensamenti?
Forse il gioco del domino ci viene in aiuto… perché le sigle citate prima, sono tutte collegate tra di loro. L’Oms (che ha la sede a Ginevra, dunque in zona neutrale), fa parte dell’Onu; anche il Fao (sede a Roma), fa parte dell’Onu; l’Iarc (sede in Francia, a Lione), fa parte dell’Oms, e quindi dell’Onu; l’Efsa (che ha sede a Parma), fa parte dell’Unione europea.

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Il brevetto del glifosato è scaduto ma a fine giugno, l’Unione europea ha deciso di rinnovare per altri 15 anni l’autorizzazione all’uso del glisofato in Europa e per avere il parere favorevole, l’Ue si è rivolta alla “sua” sicurezza alimentare, l’Efsa, che attraverso l’organo tecnico-scientifico, ha risposto che l’additivo non è cancerogeno. Quindi, sfruttabile.

I VANTAGGI E GLI SVANTAGGI
A chi interessa sostenere che il glifosato è un principio attivo “sano”, ossia che non crea danni alla salute?
Francesco Leonardi, presidente del FeSIN (Federazione delle Società Italiane di Nutrizione), sottolinea quanto riportato da PubMed (US National Library of Medicine National Institutes of Health) in un estratto pubblicato il 2015: «Abbiamo ulteriore motivo che, in condizioni di adeguata manganese (Mn) nella dieta, il glifosato, attraverso la sua rottura dell’omeostasi acido biliare, favorisce paradossalmente accumulo tossico di Mn nel tronco cerebrale, portando a condizioni come PD e malattie da prioni».
Secondo Gino Caletti, nutrizionista: «non ci dovrebbero essere erbicidi nel cibo e nelle bevande che ingeriamo. Monsanto, l’azienda produttrice del Glifosato (Roundup), ha fermamente sostenuto che questo erbicida è innocuo per gli animali e gli esseri umani, ma – continua – il Glifosato provoca danno e morte al pari di un vero e proprio antibiotico e distrugge la flora batterica, peraltro in modo selettivo, risparmiando quasi totalmente batteri patogeni».
Ecco dunque che ci si espone al rischio di contrarre molte patologie croniche, e molte varianti del cancro. La contaminazione da Glifosato del cibo è quindi un problema serio, che non andrebbe affatto sottovalutato.

Additivo, erbicida, potenziatore. Chiamatelo come volete. Una cosa è certa: nessuna ricerca medica, pubblicata sinora su autorevoli testate scientifiche, dimostra la gravità del glifosato se ingerito in quantità costanti. Produttori agricoli (italiani e non), industriali, distributori: ognuno tira dalla propria parte.
E i grani siciliani… messi sott’accusa? Seguite il focus che pubblicheremo.

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