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Festa dell’Unità, Il Pd gioca male la partita e i “tifosi” dissertano

Le due lunghe settimane della Festa dell’Unità a Catania, stanno scorrendo quasi indisturbate, sollevando tra i viali, della sempre più degradata Villa Bellini, delle nuvole di perplessità.

Uno scenario surreale è quello che si impone con assidua frequenza davanti agli occhi degli organizzatori romani, i quali sembrano non dar peso alla rilevante assenza dei cittadini e, soprattutto, degli affezionati al PD che nelle scorse edizioni, realizzate al Parco Gioeni di Catania o al Giardino Inglese di Palermo, solevano partecipare con maggiore attività all’evento.

Nonostante i numeri bassi dei partecipanti alla manifestazione, dove si registrano, nella maggior parte degli incontri, una presenza di circa 10 persone, la città di Catania si è paralizzata, posticipando ogni genere di evento, spettacolo o partita al termine della Festa.

Il caso eclatante è nato proprio dalla decisione di spostate l’incontro di calcio di domenica Catania-Fondi, perché nello stesso giorno è previsto l’intervento del premier Renzi sul palco del Pd.

Motivi di sicurezza e ordine pubblico hanno contribuito a effettuare questa scelta, eppure in altre circostanze, che non vedevano come protagonista la Feste dell’Unità, Catania si è dimostrata capace di saper fronteggiare più manifestazioni simultaneamente senza ricorrere a una paresi estrema.

E allora, cosa sta accadendo alla città, vi è una sorta di disorganizzazione per cui non si è più pronti e operativi e occorre gestire solo un evento alla volta, o forse vi è un eccesso di controllo che fa optare a delle scelte strategiche, dirottando l’interasse verso un obbiettivo ben mirato?

Ma la Festa dell’Unità alla Villa Bellini non entusiasma i catanesi, i dati parlano chiaro, pochi stand, una trentina, molte sedie vuote, visitatori latitanti se non nelle tavole rotonde più attese come quella con Massimo D’Alema o con il Ministro Paolo Gentiloni, dove le “grandi masse” hanno fatto il loro ritorno.

Quello che la Festa sta evidenziando è una forte frizione tra la gente e la politica, sembra non esserci feeling e forse i cittadini preferirebbero fruire della Villa Bellini in altre circostanze, magari durante la Fiera di Sant’Agata o in quella tradizionale dei Morti.

I catanesi vorrebbero vivere il loro giardino, e qui è d’obbligo usare il condizionale, perché, se nel caso della Festa del Pd i cancelli della Villa sono stati aperti, in altre circostanze come le fiere prima citate gli stessi cancelli vengono serrati e le motivazioni addotte sono sempre le medesime, il luogo si potrebbe deturpare e per tanto la scelta ricade altrove.

Ciò oltre a evidenziare l’assenza di un centro-fieristico usufruibile a Catania e a rilegare questi eventi un destino errante, mostra come benché le scuse avvalse tentino di preservare la Villa Bellini dall’usura, è sufficiente farsi una passeggiata nei dissestati viali per vedere che l’incuria dell’uomo, oltre agli atti vandalici, hanno già sferrato un duro colpo a quello che un tempo era considerato uno dei più bei giardini d’Europa.

Mentre i dubbi si rincorrono e le giornate del Pd volgono lentamente al termine quel che rimane sono solo i ricordi, le memorie dei vecchi militanti del partito che, da bravi catanesi, si siedono nelle bianche panchine della villa cercando un po’ di ristoro e volgendo la mente ad un passato tanto lontano, dove le Feste del Pd pullulavano di attivisti e dove la Villa Bellini risplendeva di fascino e bellezza.

 

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