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Casellario per le unioni civili: razzismo sociale?

Dopo le prime unioni civili – seguite mediaticamente – le nuove richieste pervenute al servizio anagrafe del Comune di Catania vogliono maggiore privacy. Intanto le perplessità sulle parti “discriminanti” della legge persistono. E se ne parlerà ancora, viste anche, le differenze tra “matrimonio” e “formazioni sociali specifiche” come definito dalla legge Cirinnà.

La prima unione civile ufficializzata a Catania (il 29 agosto scorso) che ha visto protagoniste Laura Testa e Rosalba Caruso, ha prodotto scalpore, curiosità e grande attenzione mediatica. Per queste ragioni, le nuove 3 coppie che hanno fatto richiesta al servizio Anagrafe del Comune di Catania, hanno deciso di non rendere pubblica la data in cui diventeranno “coppia” ai sensi della L. 76/2016, nota come la legge Cirinnà – dalla senatrice Monica Cirinnà che si è battuta per far sì che venisse approvata dalla Camera.

Ma posizioni controverse ruotano attorno a questa legge che regolamenta le unioni civili tra persone dello stesso sesso: “prima di tutto, non si diventa ‘coniuge’ – spiega Giovanni Caloggero, consigliere nazionale Arcigay che ricopre anche il ruolo di vice presidente del comitato di Catania -ma si ufficializza un’unione privata, sebbene da un punto di vista economico e patrimoniale si tratti di un matrimonio a tutti gli effetti”.
“Ma la discriminazione è ancora presente – continua Caloggero – tanto nella presentazione dei documenti, quanto nelle comunicazioni: nell’unione ufficializzata dal sindaco di Catania, lo scorso 29 agosto, Enzo Bianco ha detto che le due donne erano unite civilmente, quasi a voler prendere distanza dalla configurazione della coppia sposata”.
Per quanto alla documentazione, la discriminazione consiste nella richiesta di presentazione del Casellario giudiziale da parte della coppia che, spiega la legge: “non potranno unirsi civilmente le persone ancora sposate, i parenti, chi ha commesso un omicidio o un tentato omicidio nei confronti di un precedente coniuge o membro di una unione civile”.

Casellario giudiziale - UltimaTvIl sito del Comune di Catania riporta: “Nel documento l’unione civile viene definita come stabile convivenza tra due persone maggiorenni non legate da vincoli matrimoniali ma affettivi o da motivi di reciproca assistenza materiale e morale. Per chiedere l’iscrizione nel Registro delle unioni civili bisogna essere residenti a Catania e abitare insieme da almeno un anno”.
E non si menziona il casellario giudiziale (leggi).

Margherita Ricca, funzionario responsabile del servizio anagrafe dello stato civile del Comune di Catania, definisce la richiesta, una forma di “razzismo, come se la moralità di due persone dello stesso sesso fosse diversa!”.
E visto che a una coppia eterosessuale non viene richiesta la visura della Procura della Repubblica, viene lecito chiedersi: “cosa accade se il Casellario giudiziale, è gravato da precedenti penali e civili”?
Ci risponde Caloggero: “succede che l’unione non si ufficializza e che la coppia ha tutti gli estremi legali per avviare un ricorso”.
Insomma, i tempi passano, il progresso viaggia, le modernità modificano il modo di vivere e talvolta di pensare, ma le polemiche rimangono inalterate quando si parla di cambiamento, qualunque esso sia.

LE PRINCIPALI DIFFERENZE TRA MATRIMONIO E UNIONI CIVILI

DEFINIZIONE – Per non confonderle con il matrimonio, le unioni civili delle coppie omosessuali sono definite nella legge Cirinnà “formazioni sociali specifiche”. Tuttavia, come per il matrimonio, l’unione civile si costituisce “di fronte all’ufficiale di stato civile e alla presenza di due testimoni” e l’atto viene registrato nell’archivio dello stato civile.

IL COGNOME – Nel matrimonio c’è l’obbligo di usare il cognome dell’uomo come cognome comune; per le unioni civili i due partner possono decidere di utilizzare un cognome comune. Diversamente dal matrimonio, per le unioni civili non sono previste le pubblicazioni e la mancanza dell’obbligo di fedeltà. Quindi eventuali relazioni esterne alla coppia non potranno essere chiamate in causa nel caso in cui uno dei due partner chieda lo scioglimento.

MALATTIA – I partner dell’unione civile sono riconosciuti come veri e propri coniugi in caso di malattia e ricovero e in caso di morte.

CASA E MUTUO – Da un punto di vista giuridico, l’acquisto di un immobile e il pagamento delle rate alla banca, con le unioni civili si hanno gli stessi effetti del matrimonio.

IL DIVORZIO – Per le coppie unite civilmente manca il periodo di separazione: basterà che un solo partner presenti una comunicazione all’ufficiale di stato civile contenente la volontà di sciogliere l’unione. Dopo 3 mesi dalla presentazione della comunicazione si potrà chiedere il divorzio per via giudiziale, attraverso la negoziazione assistita, o con un accordo sottoscritto davanti all’ufficiale di stato civile. In caso di divorzio, il partner economicamente più debole avrà diritto agli alimenti, oltre che all’assegnazione della casa.

MORTE – I due partner sono considerati eredi al pari di un coniuge anche nella suddivisione della quote della casa. Così, oltre a garantire la pensione di reversibilità, il partner superstite avrà diritto al Tfr dell’altro e anche all’eredità per la quota di legittima (quella prevista per i coniugi nel matrimonio), vale a dire il 50% del lascito, mentre l’altra metà va agli eventuali figli.

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